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Adam Back: alcune ICO hanno finanziato ricerche interessanti, ma restano progetti immorali

Ago 8, 2020 | Blockchain | 0 commenti

Intervistato da Cointelegraph, il pioniere di Bitcoin ha gettato una luce molto negativa sul fenomeno delle Initial Coin Offering

Adam Back ha recentemente rilasciato dichiarazioni decisamente controverse su Twitter con riguardo a molti progetti crypto, quali Ethereum (ETH), Cardano (ADA), Ripple (XRP) e Stellar (XML). Nei suoi tweet, Back ha equiparato queste criptovalute a delle vere e proprie truffe, organizzate con la metodologia del “pre-mining”.

Abbiamo intervistato Back per cercare di fare chiarezza, a partire dal suo parere in merito al fatto che Satoshi Nakamoto avrebbe pre-minato oltre 1 milione di Bitcoin.

Back ci ha risposto che “Bitcoin non è stato pre-minato”, e che la ricerca di Patoshi è da considerarsi “altamente speculativa”. Nondimeno, ha concordato sul fatto che Satoshi abbia ammassato un’enorme quantità di Bitcoin durante le prime fasi di vita del progetto, quando la difficoltà di mining era molto bassa:

“Sì, sono d’accordo con te. Nel primo anno di Bitcoin ci sarebbero state circa 2,6 milioni di monete minate al ritmo di 50 BTC per blocco. Quindi, è probabile che oltre l’80% di queste monete sia stato minato da altri. Mi sembra chiaro che già nel 2009 ci fossero molti miner.”

Nonostante questo, Back ritiene che vi sia una differenza tra minare monete ad un costo estremamente basso ed il pre-mining. Con riguardo alla maggioranza delle ICO, Back fa notare come “noi non avevamo idea del fatto che Bitcoin sarebbe andato avanti e si sarebbe apprezzato. Non è stato nemmeno quotato su un exchange per più di un anno.

Sebbene questa frase sia applicabile a moltissime monete nate con le ICO, Back ha chiarito come questo tipo di progetto sia per sua natura disonesto. A suo parere infatti l’obiettivo principale di una ICO è arricchire i suoi creatori: la maggior parte delle persone potrebbero considerarlo un comportamento immorale.

Back sottolinea inoltre che le ICO offrono scarsa protezione legale agli investitori:

“Gli investitori non hanno diritti, non c’è vigilanza finanziaria e quindi non possono davvero sapere come vengono spesi i soldi. Data la tentazione umana e la motivazione che spinge a creare questo tipo di progetti, ritengo che probabilmente la maggior parte del denaro venga impiegato per l’arricchimento personale dei fondatori, dei promoter ecc. Quando i soldi sono finiti, passano alla prossima coin.”

Protocolli degni di un liceale ma con un marketing da un miliardo di dollari

Abbiamo chiesto a Back se davvero creda che nessuna ICO avrà dei risultati rilevanti. Dopo qualche momento di esitazione, ha ammesso che alcune potrebbero aver finanziato delle ricerche utili, ma ritiene comunque che sia un modo poco efficiente di utilizzare i fondi:

“Ovviamente ci sono delle eccezioni, ed alcune ICO interessanti o altcoin pre-minate hanno finanziato la ricerca, o fornito borse di studio a persone competenti. Ma penso che impiegare soldi per costruire protocolli solidi sia 100 volte meno efficiente, dal punto di vista meramente economico, di investire nelle lean start-up.”

Secondo il creatore di Hashcash, parecchie criptovalute con una capitalizzazione molto alta non sono altro che progetti da liceale “con 1 miliardo di dollari investito in marketing”:

“Possiamo presumere che gli incentivi siano rilevanti, quindi come sempre bisogna seguire i soldi: se i fondatori hanno liquidità immediata e nessun controllo, spendono tantissimo in marketing. Fanno manipolazione del prezzo piuttosto che concentrarsi sulla solidità del protocollo.”

Back ha concluso dicendo che secondo lui alle ICO lavorano ingegneri di secondo piano, dato che la maggior parte dei migliori sviluppatori blockchain “non lavorerebbero ad una ICO per una questione di principio.

LEGGI L’ARTICOLO SU IT.COINTELEGRAPH.COM


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