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Analista di Bank of America: BTC è un asset volatile, poco pratico e disastroso per l’ambiente

Mar 19, 2021 | De-Fi, Trading | 0 commenti

Bank of America ha pubblicato un report che critica Bitcoin sotto praticamente ogni punto di vista: non è una riserva di valore e inquina troppo

Francisco Blanch, analista di Bank of America, ha affermato che Bitcoin è un asset “eccezionalmente volatile“, “poco pratico” e disastroso dal punto di vista ambientale, nonché totalmente inutile come riserva di valore o copertura contro l’inflazione.

Blanch ha anche sottolineato che la criptovaluta è un metodo di pagamento poco pratico, in quanto può gestire solo 1.400 transazioni all’ora rispetto alle 236 milioni elaborate da Visa.

Il report, che fa eco alle prese di posizione intransigenti verso le crypto assunte nel corso degli anni dalle istituzioni finanziarie tradizionali, è in netto contrasto con altre grandi banche come Goldman Sachs e JPMorgan, che hanno recentemente accettato Bitcoin come nuova classe di asset.

Blanch si è opposto all’idea che l’offerta fissa di Bitcoin, pari a 21 milioni di monete, porterà inevitabilmente a un aumento di prezzo nel tempo. L’analista spiega infatti che il prezzo di BTC è guidato dalla domanda e dall’offerta: poiché l’offerta è fissa, la domanda fluttuante è l’unica cosa che determina il prezzo.

Blanch ha anche respinto la nozione che Bitcoin sia considerabile un bene rifugio sicuro:

“Oggigiorno Bitcoin è strettamente correlato alle attività di rischio, non è legato all’inflazione e rimane eccezionalmente volatile. Questo lo rende poco pratico come riserva di ricchezza o meccanismo di pagamento.

In quanto tale, la ragione principale per detenere Bitcoin in un portfolio non è la diversificazione, i rendimenti stabili o la protezione dall’inflazione, ma piuttosto l’aumento del prezzo: un fattore che dipende unicamente dalla domanda che supera l’offerta.”

Il fatto che BTC sia il miglior asset degli ultimi dieci anni in termini di apprezzamento sembra in parte confutare tale teoria. Ciononostante, la percezione che Bitcoin stia avendo un impatto negativo sull’ambiente potrebbe ostacolare l’adozione aziendale e istituzionale, dato che il mondo degli azionisti è sempre più attento al clima.

Bank of America afferma che Bitcoin ha un’emissione di carbonio maggiore rispetto a qualsiasi altra attività umana in termini di afflussi dollar-for-dollar: il rapporto stima che l’utilizzo di energia da parte di Bitcoin è cresciuto di oltre il 200% negli ultimi due anni, divenendo paragonabile a intere nazioni come Paesi Bassi, Grecia e Repubblica Ceca.

Sebbene i sostenitori di Bitcoin sottolineino che tra il 39% e il 76% dell’estrazione di Bitcoin utilizzi energia rinnovabile, il report della Bank of America afferma che in realtà tre quarti dell’estrazione di BTC avviene in Cina, dove oltre metà dell’elettricità è prodotta tramite carbone. Evidenzia inoltre che metà di tutte le attività di mining cinesi avviene nella provincia dello Xinjiang, dove l’80% dell’energia proviene dal carbone.

Questi dati ignorano tuttavia la migrazione stagionale dei miner nella regione dello Sichuan per sfruttare l’energia idroelettrica a basso costo durante la stagione delle piogge. Coinshares stima infatti che i miner operanti nello Sichuan rappresentino circa il 50-66% dell’hashrate globale.

Bank of America spiega poi che l’aumento dei prezzi accresce anche la difficoltà di mining, aumentando conseguentemente l’emissione di carbonio legata all’estrazione della criptovaluta:

“La crescente complessità del sistema crea alla fine un circolo vizioso di aumento dei prezzi, aumento dell’hashpower, aumento del consumo di energia e, in ultima analisi, aumento delle emissioni di CO2”

Bank of America ha calcolato che, nel corso di un anno, un investimento di 1 miliardo di dollari in Bitcoin produce le stesse emissioni di carbonio di 1,2 milioni di auto a benzina. In altre parole, l’investimento di 1,5 miliardi di dollari da parte di Tesla equivale ad aggiungere sulle strade 1,8 milioni di auto alimentate a benzina, andando così contro l’ethos pro-ambiente del noto produttore di automobili elettriche.

Anche i piccoli investitori sono responsabili, sottolinea l’istituzione:

“Un singolo acquisto di Bitcoin al prezzo di 50.000$ ha un carbon footprint pari a 270 tonnellate, l’equivalente di 60 auto a benzina.”

Blanch ha infine sottolineato che 181 aziende legate a Bitcoin hanno dovuto affrontare accuse legate a “riciclaggio di denaro, corruzione, concussione, frode e violazioni della privacy dei dati“; inoltre, le Central Bank Digital Currency rappresentano una grossa minaccia per Bitcoin nel lungo termine.

Bisogna comunque evidenziare che il report della Bank of America rappresenta il punto di vista di un singolo analista: all’interno di corporazioni così grandi le opinioni tendono a variare. Persino Goldman Sachs, azienda nel complesso favorevole a Bitcoin, ha in passato espresso critiche simili verso la criptovaluta.

Inoltre, i clienti di Bank of America potrebbero non essere d’accordo con questa analisi: un sondaggio condotto a gennaio ha scoperto che “long Bitcoin” è stato il trade più affollato di quel mese.

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