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Banca di Francia: le stablecoin potrebbero influenzare la sovranità finanziaria dell’UE ‘per decenni’

Set 13, 2020 | Blockchain, Fintech, Mondo | 0 commenti

François Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia, mette in guardia contro la minaccia delle stablecoin “Big Tech”

Il governatore della Banca di Francia ha avvertito che l’Europa non può permettersi di rallentare la risoluzione delle sfide poste dagli asset digitali globali provenienti dal settore privato.

Il monito arriva dopo che cinque governi dell’UE (Germania, Francia, Italia, Spagna e Olanda) hanno appoggiato l’iniziativa della Commissione Europea per proporre una normativa dedicata alle criptovalute garantite da asset, in particolare le stablecoin.

Nella dichiarazione congiunta, i cinque governi hanno annunciato l’impegno per impedire l’operazione di stablecoin globali nell’Unione Europea prima che tutte le questioni legali, normative e disciplinari siano state affrontate. La Commissione dovrà presentare le sue proposte per la regolamentazione di crypto asset entro fine mese.

Durante il suo discorso alla conferenza dell’11 settembre alla Bundesbank, il governatore della Banca di Francia François Villeroy de Galhau ha dichiarato:

“L’Europa si trova di fronte a decisioni urgenti e strategiche relative ai pagamenti, le cui ripercussioni influenzeranno la nostra sovranità finanziaria per i prossimi decenni.”

Secondo Villeroy de Galhau, il rischio più imminente è che le “Big Tech,” sfruttando la loro penetrazione nel mercato globale, sviluppino “infrastrutture finanziarie e sistemi ‘monetari’ privati, in competizione con la sovranità monetaria pubblica in quanto posizionate come emittenti e amministratori di una ‘valuta’ universale.

In questo scenario, il governatore ha avvertito che una potenziale Central Bank Digital Currency (CBDC) potrebbe finire per essere emessa “sulla base” di una futura stablecoin “Big Tech.

Inoltre, ha segnalato che le giurisdizioni individuali potrebbero in seguito reagire all’enorme pressione degli asset di pagamento privati emettendo una propria CBDC, sia a livello domestico che globale, ma senza un sufficiente coordinamento nella comunità finanziaria mondiale.

L’articolazione di queste molteplici CBDC con le iniziative del settore privato rischierebbe di marginalizzare l’input da altre banche centrali, ha spiegato.

Senza usare mezzi termini, Villeroy de Galhau ha ribadito che la Banca Centrale Europea (BCE) e l’Eurosistema in generale “non possono permettersi di restare indietro in materia di CBDC.

Una CBDC europea potrebbe prevedere sia una versione retail (per il grande pubblico) che una versione all’ingrosso (per le istituzioni finanziarie), ha aggiunto. Inoltre, il governatore ha sottolineato che non ci sono contraddizioni tra il considerare un euro-CBDC e supportare la European Payments Initiative.

Secondo Villeroy de Galhau, le inefficienze esistenti nel settore dei pagamenti, in particolare quelle relative ai trasferimenti transfrontalieri, dovranno essere risolte “alla radice” attraverso iniziative congiunte tra pubblico e privato. Se dovessero rimanere irrisolte, le stablecoin globali del settore privato affronteranno per prime le lacune e così facendo decideranno il programma per la futura evoluzione dell’economia digitalizzata.

Villeroy de Galhau ha inoltre evidenziato le attuali asimmetrie nel panorama europeo in materia di pagamenti:

“Il nostro ecosistema europeo è diventato criticamente dipendente da operatori non europei (ad es., sistemi di carte internazionali e Big Tech), con un controllo scarso sulla continuità aziendale, sulle decisioni tecniche e commerciali, così come sulla protezione, l’utilizzo e l’archiviazione di dati.”

Le asimmetrie non finiscono qui. “L’Europa non ha sviluppato social network globali come altri importanti paesi,” ha spiegato, cosa che rende ancora più urgente una strategia coerente e decisiva per le innovazioni digitali nel settore dei pagamenti.

In risposta a qualsiasi futura stablecoin del settore privato, il governatore ha indicato che “l’adeguamento dei regimi esistenti dovrà conformarsi a un quadro normativo più ampio per essere adottato a livello globale.

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