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Cassa integrazione, crollo in busta paga: la classifica per Regione

Lug 11, 2020 | Politica | 0 commenti

I lavoratori dipendenti che sono stati messi in cassa integrazione a causa del Covid-19, al netto dell’Irpef nazionale e delle addizionali regionali, hanno perso complessivamente 4,8 miliardi di euro in busta paga. È questa la stima calcolata dal Servizio lavoro, coesione e territorio della UIL, basata sull’analisi dei dati INPS sulla cassa integrazione, che hanno permesso anche di calcolare le perdite di ciascun dipendente.

Lombardia prima nella classifica delle perdite

È la Lombardia la Regione che ha registrato la maggior perdita in busta paga, pari al 25% del totale nazionale (1,2 miliardi di euro). In seconda posizione c’è il Veneto, dove la perdita per i cassaintegrati è stata di oltre 608 milioni di euro netti, seguita dall’Emilia Romagna (con 491 milioni di euro netti) e dal Piemonte (con 418 milioni di euro netti).

Quanto hanno perso i cassaintegrati: i dati

Secondo quanto riferito da Ivana Veronese, Segretaria Confederale UIL, tra riduzione dello stipendio e mancati ratei della 13° e della 14°, in due mesi le buste paga dei cassintegrati si sono ridotte mediamente dal 18% al 37%, a seconda della fascia di reddito.

Nei mesi di aprile e maggio sono state autorizzate 1,7 miliardi di ore di cassa integrazione (rispettivamente 835 e 849 milioni di ore): si tratta di cifre mai raggiunte prima in un così breve periodo. E a fronte di questi numeri, gli 8,4 milioni di beneficiari hanno perso in media 569 euro pro-capite.

“Se consideriamo i beneficiari in cassa integrazione a ‘zero ore’ che corrispondono ad una platea di 5 milioni di dipendenti”, prosegue Ivana Veronese, “la mancata retribuzione corrisponde a 966 euro netti medi pro-capite nel bimestre”.

C’è anche da tenere presente il tema della revisione dei tetti massimi del sussidio della cassa integrazione e la loro rivalutazione, che ad oggi sono fissati per legge a 998,18 euro lordi mensili per retribuzioni inferiori o pari a 2.159,48, e a 1.199,72 per retribuzioni superiori a 2.159,48.

Per un dipendente a tempo pieno con una retribuzione annua netta di 17.285 euro (1.440 euro mensili) posto in cassa integrazione a zero ore per due mesi, la perdita stimata, tra riduzione dello stipendio e mancati ratei di 13° e 14°, ammonterebbe a circa 889 euro netti (444 euro mensili).

I dipendenti part-time con una retribuzione netta annua di 10.005 euro (834 euro mensili) con due mesi di cassa integrazione perderebbe invece 290 euro netti (145 euro mensili).

Secondo la UIL, dunque, sarebbe necessario che la rivalutazione dei sussidi sia ancorata agli aumenti contrattuali, e non solo al tasso di inflazione annua, visto che quest’ultima, negli ultimi anni, ha registrato indici pressoché pari allo zero.

La classifica delle Regioni

Ecco la classifica delle Regioni in termini di retribuzione netta mancante per i mesi di aprile e maggio, considerando la cassa integrazione ordinaria, i fondi di solidarietà e la cassa integrazione in deroga:

  • Lombardia: 1,2 miliardi
  • Veneto: 608 milioni
  • Emilia Romagna: 491 milioni
  • Piemonte: 418 milioni
  • Lazio: 355 milioni
  • Toscana: 313 milioni
  • Campania: 272 milioni
  • Puglia: 210 milioni
  • Marche: 164 milioni
  • Sicilia: 157 milioni
  • Friuli Venezia Giulia: 114 milioni
  • Abruzzo: 101 milioni
  • Liguria: 88 milioni
  • Trentino Alto Adige: 79 milioni
  • Sardegna: 65.7 milioni
  • Umbria 65.4 milioni
  • Calabria: 53 milioni
  • Basilicata: 38 milioni
  • Molise: 13 milioni
  • Valle D’Aosta: 10 milioni
CREDIT: FONTE ORIGINALE


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