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Come l’oro, più dell’oro. Bitcoin è il nuovo bene rifugio?

Nov 19, 2020 | Fintech, Trading | 0 commenti

Pare sia in atto un processo incrementale nella domanda di utilizzo di Bitcoin per operazioni di hedging rispetto ai rischi legati a dollaro, inflazione e altre criticità macro che storicamente erano delegate all’oro. A scrivere queste parole nel suo ultimo, lapidario report non è stato un blog di fanatici aurei ma uno degli analisti di punta di Deutsche Bank, Jim Reid.

Personaggio che, molto più di altri, da sempre sa leggere i proxies politici che i mercati finanziari sanno riverberare come in una caverna platonica. E quello evocato appare davvero uno scenario di mutazione epocale, ancorché dissimulato e nascosto fra i numeri e le percentuali emergenziali della pandemia.

E proprio dalle cifre, il suo pane quotidiano, Jim Reid parte per il proprio ragionamento, passando in rassegna gli asset finanziari più e meno performanti a livello globale fra il 6 e il 17 novembre. Ovvero, in pieno post-elezioni Usa e tsunami da big rotation posto in essere dalla vittoria di Joe Biden prima e dagli annunci in serie sulle sperimentazioni dei vaccini anti-Covid poi.

E se infatti i pessimi risultati del comparto tech confermano la ri-allocazione “politica” di molti portfolio pesanti, è la divergenza fra oro e Bitcoin a interessare l’analista: il primo reduce da un -3,6%, il secondo forte di un lusinghiero +13,4%.

E questo grafico mostra plasticamente come il de-couple nella correlazione storica di andamento fra i due beni rifugio – fisico e digitale, quasi due ere geologiche a confronto – sia arrivato oggi al punto estremo addirittura del passaggio in territorio di negatività.

Bloomberg

Per gli addetti ai lavori, poi, oggi si è arrivati addirittura a una rottura al rialzo del precedente punto di resistenza nella ratio, salito da 9x a 9,44x.

Un cambio di status pare all’orizzonte. Perché se l’oro fisico – asset che per interi trimestri ha viaggiato in rally rialzista interpretando i silenziosi dubbi del mercato rispetto all’onnipotenza delle Banche centrali – ha tentato finora inutilmente di riprendersi dai tonfi innescati dagli annunci di Pfizer e Moderna, di fatto letti come elementi di stabilizzazione post-pandemica dell’outlook economico globale, Bitcoin non solo ha proseguito imperterrito la sua marcia trionfale sui massimi storici di 17.000 dollari ma ha dato vita anche a due trend decisamente miliari, quasi altrettanti varchi del Rubicone fra due epoche.

Come mostrano questi due grafici, la criptovaluta non solo è riuscita nel suo intento di raggiungimento della quotazione record senza alcun tipo di grancassa mediatica ufficiale, quantomeno rispetto a quanto accaduto in passato

Bloomberg

ma, soprattutto, la divaricazione rispetto al fixing dell’oro si è tramutata in correlazione diretta con il peggioramento della situazione legata alla pandemia, trend tracciato attraverso il numero quotidiano di nuovi contagi.

Bloomberg/Zerohedge

Implicitamente, almeno per chi segue certe dinamiche sotterranee di mercato, una sorta di incoronazione ufficiosa a nuovo bene rifugio globale.

E la motivazione appare riconducibile a due presupposti, apparentemente uno più fondamentale dell’altro.

  • Primo, il ruolo proprio della Banche centrali. Forti del loro status di deus ex machina a livello globale, incrementato a dismisura dall’azione di contrasto al fall-out economico della pandemia posta in essere dalla scorsa primavera, BCE e FED hanno infatti rafforzato in maniera enorme il profilo da asset credibile di Bitcoin, confermando a più riprese non solo la valutazione teorica in atto per il lancio di una propria moneta digitale ma addirittura delineandone già profili operativi scadenziati.

Ed ecco che questo grafico mostra infatti come l’open interest attuale su futures legati a Bitcoin sia a livelli di crescita paragonabili a quelli del 2017, quindi in piena fase di spianatura della strada per un rally sostenuto.

Skew/Coindesk

Ma con una differenza: all’epoca il trend era garantito per la stragrande maggioranza da investitori retail additati come visionari o paranoici, oggi sono gli istituzionali a sostenerlo con le loro richieste. Frutto proprio dell’apertura di credito da parte delle Banche centrali, il non plus ultra del concetto stesso di establishment.

Al riguardo, giova sottolineare che uno storico detrattore della criptovaluta come il fondatore di Bridgewater, Ray Dalio, ultimamente si sia lasciato andare a un’apertura di credito destinata a superare, per grado di interesse geneale nella sua interpretazione, la caduta del tabu aureo di Warren Buffett: “Potrebbe esserci qualcosa in Bitcoin che ancora non ho colto. In quel caso, sarei felice di correggere il mio giudizio”.

E non basta: Ricardo Salinas Pliego, il terzo uomo più ricco del Messico e detentore di una fortuna stimata in 11,8 miliardi di dollari, ha appena comunicato urbi et orbi via Twitter di aver allocato qualcosa come il 10% del suo portfolio liquido in Bitcoin.

Il Rubicone, ormai, è talmente dietro le spalle da essere divenuto invisibile. Un rigagnolo.

Secondo presupposto su cui si basa l’exploit attuale della criptovaluta fa riferimento a questo schema grafico, di fatto la conferma di una nuova epoca che sta aprendosi. E che vede in Bitcoin la chiave per spalancare la porta.

Deutsche Bank

Cosa sia ISO 20022 è relativamente presto detto: si tratta del nuovo standard per l’interscambio di dati elettronici fra istutuzioni finanziarie. Di fatto, il futuro. E il grafico parla chiarissimo: il 2022 sarà l’anno del grande reset, locuzione che in questi giorni viene distorta ad uso e consumo di complottismi d’accatto rispetto alla natura doloso-distopica del Covid-19 ma che in realtà rappresenta il cambio di marcia dell’intero sistema di comunicazioni e pagamenti globali a livello finanziario. Addio Swift, addio Fedwire, addio Target. Tutto passerà, già con la fase di convivenza transitoria fissata per il novembre 2021, attraverso il sistema di deposito di metadati relativi a messaggi e processi finanziari. Tutto passerà da ISO 20022: transazioni di pagamento, trading di securities, informazioni legate a contratti e accordi, operazioni legate a carte di credito e debito. In una parola, il mondo.

E, soprattutto, il mercato.

E Bitcoin, attraverso il suo nuovo ruolo di safe asset globale, incarna alla perfezione la caratteristica principale che un bene rifugio deve riflettere in un’epoca di simile combiamento: la pressoché totale indipendenza da processi di intermediazione, sia che essi passino da clearing houses istituzionali – le camere di compensazione finanziaria – che da dinamiche di mercato come il fixing del prezzo sull’oro e la sua finanziarizzazione, lo storico hiatus fra carta e fisico. Qualcuno, spingendosi decisamente in là con l’orizzonte orwelliano, vede l’intero processo di istituzionalizzazione di Bitcoin da parte di Banche centrali, istituzioni finanziarie e anche governi occidentali come la risposta all’accumulazione di oro fisico da parte di soggetti geopolitici percepiti come ostili, in primis Cina, Russia e Turchia. Probabilmente, un nesso ci sarà.

L’unica certezza è che in un mercato che ha già prezzato e digerito come business as usual l’arrivo del vaccino anti-Covid, non tributando nemmeno un plissé al secondo annuncio di Pfizer, la data del 2022 equivale a quella di dopodomani. E la marcia in più che Bitcoin ha inserito rispetto al vecchio oro – bene rifugio che per decenni ha tesaurizzato le aspettative di crisi sistemiche ma che ora sconta una natura “primitiva” e paradossalmente troppo fisica per un mondo ormai digitale – sembra confermare che chi si ferma, è davvero perduto. Fin da ora. Welcome in ISO 20022, la nuova era.

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