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CTO di Ripple: gli Stati Uniti non sono preparati a regolamentare l’industria delle criptovalute

Apr 10, 2021 | Blockchain, Mondo | 0 commenti

David Schwartz, Chief Technology Officer di Ripple, ha affermato che potrebbe diventare sempre più difficile aprire nuovi business incentrati sulle crypto in America

David Schwartz, Chief Technology Officer di Ripple Labs, ha affermato che la risposta delle autorità di regolamentazione statunitensi all’industria delle criptovalute potrebbe infine aiutare XRP, ma anche danneggiare le aziende ancora in espansione.

Secondo il CTO di Ripple, le società operanti nel settore crypto che vorrebbero avviare un’attività negli Stati Uniti devono affrontare un contesto normativo scoraggiante. Ha infatti definito i regolatori statunitensi dei “regimi sovrapposti“, in cui organismi come la Securities and Exchange Commission, la Financial Crimes Enforcement Network e la Commodity Futures Trading Commission potrebbero non raggiungere mai un consenso sulla natura degli asset digitali:

“È molto difficile capire quali leggi si applicano, e come queste si applicano, a qualcosa di nuovo. Generalmente questo non avviene in altri Paesi, perché c’è un’unica entità che crea le regole: per lo meno sai di star dialogando con l’istituzione giusta.

Gli Stati Uniti sono uno dei pochi Paesi al mondo dove può accadere che i regolatori si rivolgano a te e dicano: ‘Hai presente quella cosa che hai fatto per cinque anni, in pubblico e alla luce del giorno? Beh, avresti dovuto sapere che era illegale sin dall’inizio’.”

In questo momento Ripple sta affrontando una causa legale intentata dalla SEC, che a dicembre dello scorso anno ha improvvisamente denunciato l’azienda: l’istituzione afferma che, tramite la vendita di XRP, il CEO Brad Garlinghouse e il co-fondatore Chris Larsen abbiano condotto un’offerta di titoli azionari non regolamentata. Schwartz ammette di essere sempre stato consapevole della possibilità di un’azione repressiva contro Ripple da parte degli organi di regolamentazione: tutte le aziende operanti nel settore sono perfettamente consce del rischio.

Ad ogni modo, il CTO di Ripple teme per il futuro del settore:

“Se approveremo regolamentazioni che chiudono la porta all’innovazione, se diremo ‘Beh, permetteremo a questi progetti di operare ma renderemo molto difficile per i nuovi progetti competere con loro’, sarebbe uno sviluppo molto positivo per XRP.

Sarebbe fantastico per me, ma in quanto essere umano che desidera il meglio per il mondo… non sarebbe una buona soluzione.”

Da quando la SEC ha annunciato la causa legale, numerosi exchange di criptovalute hanno sospeso il trading di XRP o rimosso totalmente il token dalle proprie piattaforme. MoneyGram, servizio per il trasferimento globale di denaro, ha terminato la propria partnership con Ripple.

Ripple ha risposto alle accuse della SEC sostenendo che XRP non è tanto diverso da Bitcoin (BTC) o Ether (ETH), due asset che l’organo di regolamentazione classifica come beni e non titoli azionari. Schwartz sottolinea inoltre che il token è stato rilasciato nel 2013, ma che la SEC ha intentato una causa contro Ripple soltanto otto anni più tardi nonostante la natura del progetto sia rimasta pressoché invariata:

“Il consiglio che posso dare ai regolatori statunitensi è il seguente: osservate il resto del mondo e non fate totalmente di testa vostra.”

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