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Economista di SFB: il futuro è grigio per le stablecoin private

Lug 9, 2020 | Blockchain, Fintech | 0 commenti

Il Chief Economist di SFB Technologies ritiene che vi sia spazio per le CBDC ma non per le stablecoin emesse da privati

Peter Dittus, Chief Economist Presso SFB Technologies, ha affermato durante la conferenza digitale Unitize che in futuro non ci sarà spazio per stablecoin emesse da privati.

In merito a questa tipologia di stablecoin, Dittus ha infatti commentato:

“Non penso abbiano un futuro.”

Due differenti definizioni di stablecoin

Secondo Dittus, esistono due categorie di stablecoin: quelle emesse dai privati e le CBDC. Queste ultime, emesse dai governi centrali, hanno lo scopo di rendere digitale il denaro cartaceo: ogni moneta rappresenta il valore della valuta della nazione emittente.

Anche le stablecoin emesse da privati sono spesso ancorate al prezzo di una o più valute nazionali, ma vengono appunto gestite da società e non da governi. L’USDT di Tether è un esempio di stablecoin privata.

Non riesco a capire a cosa serva una stablecoin emessa da un privato“, ha dichiarato Dittus. Sottolineando l’ampia scelta di sistemi di pagamento digitali oggi esistenti, come Paypal e Venmo, ha poi affermato:

“Potrebbero essere una sorta di piccola forma di pagamento in un ecosistema Internet of Things, ma al di là di questo caso pratico non saprei perché qualcuno dovrebbe utilizzarle. […]

Qual è il valore aggiunto di una stablecoin emessa da un privato?”

Ciononostante, ha ammesso di vedere grandi potenzialità negli asset nativi di talune piattaforme quali Facebook o Telegram, che possano sfruttare la loro enorme massa di utenti.

Dittus vede valore nelle CBDC

Pur non esprimendo entusiasmo verso le stablecoin emesse dai privati, Dittus crede invece nel futuro delle CBDC. A suo parere “potrebbero avere un potenziale notevole, avendo alle spalle tutto il supporto economico e legale dello Stato di emissione. […] Dal punto di vista di chi le detiene, è un asset privo di rischi.”.

Dittus ha anche citato un crescente interesse per una diversa tipologia di stablecoin per Stati dove l’inflazione rappresenta un grave problema: questi Paesi potrebbero ancorare il valore della moneta nazionale ad asset come metalli preziosi o altre materie prime.

Facendo riferimento alla valuta del Venezuela, Dittus ha aggiunto:

“Se ci fosse una stablecoin ancorata al Bolivar, chi avrebbe interesse in un prodotto del genere?”

Negli ultimi anni l’inflazione ha flagellato il Venezuela, raggiungendo nel 2019 un picco del 10.000.000%.  

CREDIT: FONTE ORIGINALE


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