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EGO International: le prospettive dell’export italiano

Lug 18, 2020 | Mondo | 0 commenti

La vendita all’estero dei prodotti Made in Italy continua a essere uno dei fattori trainanti della nostra economia: opinioni autorevoli e recensioni apparse su siti e blog di settore parlano con positività dei dati della scorsa annata, che ha superato i già ottimi risultati conseguiti nell’anno precedente. Lo conferma l’azienda di consulenza EGO International, il cui sito ufficiale è ricco di approfondimenti sulla vendita all’estero dei prodotti italiani. Una recensione dettagliata ci offre una serie di dati confortanti oltre che interessanti da analizzare: per il decimo anno di fila l’export della penisola è in crescita, con un incremento del 3,2%, di poco superiore al 3,1 del già positivo anno precedente, per un introito di circa 480 miliardi di euro. L’opinione è che il dato sia ancora più sorprendente perché conseguito in uno scenario internazionale non certo privo di tensioni.

Articoli e recensioni che si affacciano sul primo scorcio dell’anno, come quello recentemente apparso sul Sole 24 Ore, confermano le previsioni degli esperti di EGOInternational, che vedono storici prodotti del food italiano come vino e pasta tra quelli più importanti per le imprese che vogliono da vendere all’estero.

I settori e le zone trainanti dell’export

Statistiche e opinioni concordano in effetti nell’affermare che l’agroalimentare è un settore in continua crescita da un decennio: negli ultimi anni è stato capace di garantire da solo circa il 25% del fatturato complessivo sull’export. Nel primo trimestre di quest’anno si segnalano anche notevoli performance nell’ambito farmaceutico, tessile, dell’abbigliamento e dei prodotti in pelle, che affiancano altri comparti da sempre competitivi all’estero, come quello della moda.

Recensioni che si soffermano sulle zone geografiche più virtuose nell’internazionalizzazione dei prodotti e confermate da EGO International, indirizzano la nostra attenzione su regioni come la Sicilia e l’Emilia Romagna, capaci di vendere all’estero prodotti a forte connotazione territoriale: segno, questo, che la strategia non favorisce solo le grandi realtà produttive ma anche le piccole e medie imprese capaci di valorizzare le proprie specificità culturali attraverso proposte di qualità.

Il futuro prossimo dell’internazionalizzazione

Opinioni e recensioni, tra qui quelle di EGO International, guardano alle nazioni che più favorevolmente accolgono il nostro export, e ci riferiscono di un feeling particolare soprattutto con i paesi dell’Unione Europea e con gli Stati Uniti. L’opinione è che la sfida, per il futuro dell’esportazione del Made in Italy, passi per mercati in via di sviluppo ma ancora poco esplorati dalle nostre aziende: dalla Corea Del Sud al Giappone, dagli Emirati Arabi al Qatar.

Inserirsi in dinamiche ancora inedite, come ci ricorda EGO International, è un processo capillare e non rapido: occorre la profonda conoscenza di diversi e fondamentali elementi, come la tipologia dei buyers, la legislazione locale in materia di import e il mercato di riferimento. Sono operazioni delicate, che richiedono competenze specifiche: ecco perché oggi le imprese italiane si stanno sempre più affidando alla figura degli export manager, capaci di verificare le caratteristiche di un’azienda, individuare il mercato estero di riferimento e, al suo interno, selezionare i buyers più competenti. Altrettanto fondamentale è la digitalizzazione: un oculato digital export permette infatti di riposizionare i prodotti per una vendita in luoghi geograficamente lontani.

Il Made in Italy è ormai un nostro solido asset, ma per il suo ulteriore consolidamento e la sua espansione occorre studiare e penetrare nuovi scenari con l’aiuto di esperti.

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