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Il boom dell’adozione crypto in Africa porterà a una regolamentazione pesante?

Set 23, 2020 | Blockchain, Fintech, Mondo | 0 commenti

Nel 2020 il continente africano ha avuto una crescita esponenziale nell’adozione e nell’utilizzo degli asset crypto: quale sarà la reazione dei regolatori?

Il 2020 ha visto un’accelerazione nell’adozione crypto in Africa: il continente si sta affermando come la seconda regione a livello mondiale per volume di trading peer-to-peer (P2P), e due nazioni africane si collocano nelle prime otto posizioni del Crypto Adoption Index di Chainalysis.

Questo boom ha tuttavia attirato l’attenzione dei regolatori finanziari locali, suscitando il timore che la fretta di introdurre una pesante supervisione normativa possa soffocare l’innovazione nel settore crypto in Africa.

La Nigeria è stata il Paese leader del continente nel 2020, con volumi settimanali di scambi P2P compresi tra i 5 e i 10 milioni di dollari. Seguono Kenya e Sudafrica, con volumi che oscillano tra gli 1 e i 2 milioni di dollari a settimana ciascuno.

In un’intervista con Cointelegraph, un rappresentante del noto exchange P2P Paxful ha dichiarato che l’Africa è stata la regione maggiormente in crescita nel 2020. C’è stato inoltre un boom enorme soprattutto nelle economie più piccole, come Ghana e Camerun.

Anche gli exchange centralizzati hanno registrato un picco nell’attività di trading: lo scorso mese Luno ha riportato un volume complessivo di 549 milioni di dollari da parte di clienti nigeriani e sudafricani, con un aumento del 49% rispetto all’inizio del 2020. La piattaforma osserva inoltre che le iscrizioni di nuovi clienti sono aumentate del 122% dal quarto trimestre del 2019 al secondo trimestre del 2020.

Marius Reitz, general manager di Luno per l’Africa, ha dichiarato a Quartz che la crescente domanda crypto è trainata dai vantaggi che le monete digitali offrono rispetto al settore bancario locale, notoriamente limitato alla parte più benestante della popolazione.

Reitz osserva che gli asset crypto stanno crescendo in popolarità fra i lavoratori africani che vivono lontano dai loro Paesi d’origine, dato che le pesanti tariffe dei cambiavalute hanno spinto i migranti a valutare questi asset:

“La domanda che vediamo ora è il risultato delle avversità che la gente deve affrontare in tutta l’Africa.”

L’exchange BuyCoins di Lagos ha segnalato una crescita delle “persone che cercano di spostare denaro dentro e fuori dal Paese“. La piattaforma quest’anno ha registrato 110 milioni di dollari in volume complessivo di crypto scambiate, in aumento rispetto ai 28 milioni di dollari dell’intero 2019.

Tuttavia, la crescente popolarità delle criptovalute ha portato anche ad un maggiore controllo normativo: i legislatori africani appaiono divisi su come rispondere al meglio al fenomeno delle criptovalute.

Ad aprile, i regolatori sudafricani hanno proposto norme che imporrebbero rigorosi requisiti di licenza e di monitoraggio, ma che non riconoscono gli asset crypto come monete a corso legale. La settimana scorsa, la Securities and Exchange Commission (SEC) della Nigeria, invece, ha predisposto delle linee guida che tratterebbero tutti i beni crypto come titoli.

Stephany Zoo, dell’exchange kenyano Bitpesa, ha accolto con favore una maggiore regolamentazione, se ciò significa proteggere maggiormente i consumatori:

“È importante che il settore sia regolamentato e adeguatamente indirizzato dalle autorità finanziarie per garantire la fiducia e la protezione del consumatore”.

Ma Reitz ha avvertito che una legislazione affrettata e stringente potrebbe soffocare l’innovazione all’interno del settore:

“Quello che vorremmo vedere è un approccio graduale. Può essere molto facile per le autorità di regolamentazione voler definire l’intero settore fin dall’inizio, ma potrebbe soffocare l’innovazione. Una volta che i governi vareranno norme migliori, ci saranno più possibilità di aprire l’integrazione con le infrastrutture finanziarie tradizionali e ci sarebbe anche una maggiore adozione di massa.”

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