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Il proprietario di un exchange australiano accusa le banche di discriminazione

Gen 19, 2021 | Blockchain, Mondo | 0 commenti

Allan Flynn ha intrapreso un’azione legale contro due banche commerciali australiane, accusandole di pratiche discriminatorie contro le aziende crypto

Allan Flynn, trader Bitcoin australiano, ha presentato una denuncia contro due banche commerciali del paese, ANZ e Westpac, accusandole di discriminazione sistematica. Secondo un report dell’Australian Financial Review, Flynn chiede un risarcimento pari a 250.000 dollari australiani (circa 192.000 USD).

Flynn sostiene di essere stato vittima di pratiche discriminatorie: nello specifico, le banche avrebbero chiuso i suoi conti senza motivo. In un’intervista con l’AFR, Flynn ha dichiarato che non meno di 20 banche hanno chiuso i conti gestiti dal suo exchange negli ultimi tre anni:

“Come posso gestire un’attività completamente legale se non riesco ad avere un conto in banca?”

Flynn sostiene che i suoi conti vengono chiusi nonostante il suo exchange sia registrato presso l’Australian Transaction Reports and Analysis Centre, o AUSTRAC. La piattaforma di Flynn serve oltre 450 clienti.

Già nel 2020, Flynn aveva presentato un reclamo all’Australian Financial Complaints Authority. Tuttavia l’AFCA ha stabilito che Westpac, una delle banche coinvolte nella diatriba, avesse agito in conformità con i termini e le condizioni stabilite.

All’epoca Westpac aveva offerto a Flynn 250 dollari australiani come rimborso per l’improvvisa chiusura del conto, ma l’imprenditore sostiene di non averli nemmeno ancora ricevuti. Flynn afferma inoltre che Westpac aveva attribuito la chiusura del suo conto a indagini in corso relative a presunte frodi crypto. Da parte sua, ANZ sostiene di non offrire servizi bancari ai broker di criptovalute.

Flynn ha presentato la propria azione legale innanzi al Tribunale Civile e Amministrativo dell’ACT: si stima che la prima udienza avverrà a marzo.

Diversi exchange accusano le banche di pratiche discriminatorie in tutto il mondo, non solo in Australia: nel marzo 2020, la Corte Suprema dell’India ha revocato un precedente divieto della banca centrale che impediva agli enti finanziari di offrire servizi alle società crypto. Tuttavia, anche dopo la decisione della Corte Suprema sono emersi report di comportamenti “criptofobici” da parte delle banche indiane.

Una situazione simile esiste anche in America Latina, dove le banche commerciali continuano a intensificare le chiusure dei conti aperti dagli exchange. Anche in Brasile si sono verificati casi del genere: due importanti piattaforme sono state costrette a chiudere a seguito di rigorose policy di compliance fiscale.

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