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Il Regno Unito post-Brexit coinvolge il settore crypto per definire le norme sulle stablecoin

Gen 8, 2021 | Fintech, Mondo, Politica | 0 commenti

Oltre a definire le stablecoin, il Regno Unito vorrebbe stabilire quanto le sue norme crypto saranno simili a quelle di altri Paesi

La Her Majesty’s Treasury ha richiesto i commenti del settore crypto sulle potenziali regolamentazioni.

Giovedì, annunciando una fase di consultazione pubblica, il dipartimento del tesoro del Regno Unito ha chiesto alla comunità crypto di esprimersi in merito a una serie di proposte:

“Il governo invita opinioni da una vasta gamma di operatori, e in particolare società coinvolte in attività con crypto asset.”

Anche se la Brexit è diventata formalmente effettiva all’inizio dello scorso anno, il capodanno ha contrassegnato la fine della libertà di lavorare e vivere tra il Regno Unito e l’Unione Europea. La consultazione annunciata ieri si pone l’obiettivo di determinare quanto le normative crypto del Paese dovrebbero seguire quelle di altre nazioni. Il governo sta chiedendo alle parti interessate: “In che misura l’approccio del Regno Unito dovrebbe allinearsi con quelli di altre giurisdizioni?” Inoltre, è stata presentata una proposta per richiedere una registrazione nel Regno Unito per tutte le compagnie che offrono stablecoin:

“A causa della natura digitale, decentralizzata e transfrontaliera degli stable token, il governo e le autorità britanniche stanno considerando se le società che offrono attivamente servizi a clienti residenti nel Regno Unito dovrebbero essere tenuti ad avere una sede ed essere autorizzati nel Paese.”

La consultazione stessa delinea regolamentazioni esistenti seguite da nuove proposte. Il Dipartimento del Tesoro presta particolare attenzione alle stablecoin, che secondo quanto indicato sono prive di una definizione giuridica formale nel Regno Unito. Una delle proposte centrali prevede, quindi, di stabilire tale definizione.

Tuttavia, il governo non sta proponendo di collegare la nuova definizione di stablecoin all’infrastruttura blockchain sottostante:

“Il governo e altre autorità della Cryptoassets Taskforce riconoscono che, sebbene i crypto asset siano generalmente supportati da DLT, gli stable token potrebbero essere progettati utilizzando altre tecnologie. Questa classificazione è quindi agnostica in merito alla tecnologia alla base del suo utilizzo (ad es., se si basa su DLT o no).”

Proseguendo, la consultazione esclude le stablecoin algoritmiche dalla definizione proposta, riservando apparentemente la categoria a token ancorati a un asset di riferimento, che sia una valuta fiat o l’oro.

Oltre a cercare di stabilire una definizione giuridica di base per le stablecoin, il dipartimento del tesoro espone una varietà di potenziali ambiti da regolamentare, incluso chi è autorizzato a gestire stablecoin e come dovrà mantenere e segnalare le riserve.

Le risposte alla consultazione presentata ieri verranno accolte fino al 21 marzo.

L’anno scorso, il dipartimento del tesoro ha pubblicato nuove normative relative alla promozione nel settore crypto, nel tentativo di contrastare l’ondata di interessi finanziari illeciti o nascosti che hanno caratterizzato il boom delle initial coin offering nel 2017 e 2018. Per esempio, DJ Khaled e Floyd Mayweather sono finiti nei guai per non aver reso pubblici i pagamenti ricevuti per la promozione della ICO di Centra Tech.

Anche gli Stati Uniti sono alle prese con la questione delle stablecoin. Il mese scorso, Rashida Tlaib ha introdotto un disegno di legge che limiterebbe a tutti gli effetti l’emissione di stablecoin alle banche registrate. Pochi giorni fa, l’Office of the Comptroller of the Currency ha dato il via libera alle banche nazionali per gestire nodi ed effettuare pagamenti su network di stablecoin.

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