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James Howells: l’uomo che ha buttato 7.500 bitcoin

Ago 16, 2020 | Blockchain, Fintech | 0 commenti

James Howells è da tempo una persona nota nel mondo dei bitcoin. È conosciuto per aver letteralmente buttato nella spazzatura 7.500 BTC nel 2013. Questi bitcoin oggi varrebbero quasi 90 milioni di dollari. 

La sua storia è piuttosto banale: nel 2009 iniziò a minare bitcoin con il suo computer.

All’epoca bitcoin non era liberamente scambiabile in dollari, pertanto non aveva di fatto alcun valore se non nei confronti di chi lo accettava come forma di pagamento.

Minare bitcoin all’epoca era piuttosto semplice ed economico, visto che il costo del mining di bitcoin dipende dagli incassi dai miner.

Dato che gli incassi all’epoca erano ridicoli, visto che bitcoin non aveva nemmeno un controvalore in valuta fiat, i costi del mining erano talmente ridotti e la difficulty così bassa che chiunque poteva minare con qualsiasi computer.

In questo modo Howells riuscì ad incassare 7.500 BTC, anche perché all’epoca il premio per ogni blocco minato era di 50 BTC e non era nemmeno necessario condividere sforzi e profitti con una pool.

Quando il mining divenne un’attività più onerosa Howells smise di minare e finì per vendere a pezzi su eBay il computer che aveva utilizzato per minare, visto che nel frattempo si era rotto.

Tuttavia, prudentemente, Howells si tenne l’hard disk in cui erano memorizzate le chiavi private degli indirizzi su cui deteneva i BTC incassati.

Il problema è che nel 2013, forse dimenticandosi di ciò che conteneva, gettò per sbaglio quell’hard disk nella spazzatura, perdendo definitivamente l’accesso agli indirizzo pubblici su cui conservava i bitcoin.

Il problema è che le chiavi private non sono più recuperabili in alcun modo una volta andate perdute, ed infatti nonostante diversi tentativi di recuperarle, Howells non ci è mai riuscito, nemmeno chiedendo aiuto alla community dei bitcoiner.

Quindi i “suoi” BTC esistono ancora sulla blockchain di Bitcoin, ma nessuno li potrà più utilizzare, nemmeno James Howells stesso.

Le chiavi private di Bitcoin, l’errore di James Howell

Howells ha comunque commesso un grave errore: non ha conservato le chiavi private in un luogo sicuro. Infatti, non è conveniente limitarsi a tenerle su un hard disk, perché esistono diverse cause che possono portare alla perdita dei dati contenuti in un hard disk.

Le chiavi private andrebbero custodite in modo decisamente più sicuro, in particolare sul lungo termine, tanto sono solamente delle stringhe di testo che possono anche semplicemente essere scritte su carta e conservate così in cassaforte.

Le chiavi private inoltre sono sufficienti per ripristinare un wallet e recuperare pieno accesso ai bitcoin conservati negli indirizzi pubblici da esse generati, pertanto vanno custodite con estrema cura, ma allo stesso tempo sono più che sufficienti per poter riprendere possesso dei propri bitcoin.

Ricordiamo che per ogni chiave privata viene generato un unico indirizzo pubblico, pertanto c’è una chiave privata diversa per ogni indirizzo. 

Ognuno può possedere quanti indirizzi pubblici vuole, pertanto è necessario conservare con cura tutte le chiavi private di tutti gli indirizzi pubblici sui quali si detengono bitcoin.

Va anche aggiunto che molti wallet generano molte chiavi private, e quindi di conseguenza molti indirizzi pubblici, partendo da un unico seed composto in genere da 12 o 24 parole, e che in tal caso è sufficiente conservare con cura i seed, perché da questi è sempre possibile rigenerare le stesse identiche chiavi private, utilizzando un wallet compatibile.

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