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Le banche fanno ben poco per ostacolare il riciclaggio, svelano documenti della FinCEN

Set 22, 2020 | Blockchain, Fintech | 0 commenti

Alcuni documenti trapelati in rete contengono gravi accuse di riciclaggio contro i principali istituti bancari globali

Alcuni documenti trapelati dalla Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN) degli Stati Uniti svelano che gli sforzi dell’agenzia per identificare le transazioni illecite e il riciclaggio di denaro potrebbero non essere sufficienti: i file non puntano tuttavia il dito contro gli exchange ma alcune delle banche più conosciute al mondo.

Il 20 settembre, BuzzFeed News ha riferito di aver ricevuto migliaia di documenti che descrivono in dettaglio “segnalazioni di attività sospette“, o SAR, inviate dalle banche a FinCEN tra il 2000 e il 2017. Secondo il sito, i report “offrono una sguardo senza precedenti sulla corruzione finanziaria globale, sulle banche che la rendono possibile e sulle agenzie governative che non fanno nulla per impedirla.

Alcune delle informazioni più controverse contenute nelle SAR indicano che in alcune occasioni la FinCEN non ha fatto niente per impedire alle banche di consentire il riciclaggio di denaro da parte di individui e istituzioni sospette.

BuzzFeed News ha dichiarato:

“Le leggi che dovevano fermare la criminalità finanziaria hanno invece permesso che prosperasse. Se una banca presenta un avviso in cui dichiara che potrebbe star agevolando attività criminali, immunizza sé stessa e i suoi dirigenti da procedimenti penali. La SAR, di fatto, dà loro un pass gratuito per continuare a spostare il denaro e a riscuotere le commissioni”.

Nuove leggi antiriciclaggio per le istituzioni finanziarie

La fuga di notizie arriva appena una settimana dopo che l’autorità di regolamentazione finanziaria ha annunciato che avrebbe apportato modifiche radicali alle sue norme antiriciclaggio (AML), volte a identificare e combattere l’attività finanziaria illecita attraverso stringenti requisiti di registrazione e di valutazione del rischio.

Ciò premesso, le norme sono una cosa ma la loro applicazione è un’altra. BuzzFeed News ha dichiarato che, sebbene negli ultimi 17 anni l’autorità di vigilanza finanziaria abbia ricevuto milioni di segnalazioni da molti istituti finanziari, non sempre è stata in grado di costringere le banche a prevenire efficacemente il riciclaggio.

Le SAR rivelano che il riciclaggio è penetrato in profondità nelle istituzioni finanziarie. BuzzFeed segnala che molte banche, tra cui JPMorgan Chase, HSBC, Standard Chartered, Deutsche Bank e Bank of New York Mellon, hanno dato vita a “un sistema finanziario ombra” attraverso il quale i fondi illeciti possono viaggiare liberamente.

Citando le parole degli esperti, BuzzFeed afferma:

“Alcune banche trattano le SAR come una sorta di cartoncino ‘esci gratis di prigione’ del Monopoly, archiviando avvisi su una vasta gamma di transazioni senza muovere un dito per fermarle. In qualche caso, le banche hanno presentato numerose segnalazioni sugli stessi clienti, descrivendo in dettaglio i loro sospetti crimini nel corso degli anni, pur continuando ad accogliere con entusiasmo le loro attività

Le reti attraverso le quali il denaro sporco attraversa il mondo sono diventate arterie vitali dell’economia globale. Esse permettono un sistema finanziario ombra così ampio e così incontrollato che è diventato indistinguibile dalla cosiddetta economia lecita. Le banche più note del mondo hanno contribuito a renderlo tale.”

I collegamenti con la vicenda di Mt. Gox

Secondo TrustNodes, l’istituto che ha avuto più SAR con la FinCEN è Mayzus Financial Services (MFS), presumibilmente un intermediario fiat dell’exchange BTC-e. Tale azienda sarebbe stata coinvolta nel trasferimento di fondi sottratti nel famigerato hack di Mt. Gox del 2014, in cui i criminali hanno rubato 850.000 Bitcoin (BTC). Oggi il valore di tali criptovalute sarebbe pari a 9,3 miliardi di dollari.

MFS e le sue controllate, tra cui MoneyPolo, hanno rilasciato varie dichiarazioni sulla natura del rapporto, anche se la società ha commentato pubblicamente la vicenda dicendo che BTC-e “non ha mai avuto alcun legame diretto con la nostra società, né strutturalmente, né personalmente“.

Secondo quanto riferito, sono più di 2.000 i documenti presenti negli ultimi file della FinCEN.

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