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Le Hawaii pazze di Bitcoin

Ott 16, 2020 | Blockchain, Fintech, Mondo | 0 commenti

Le Hawaii sembrano amare molto Bitcoin, o almeno questo è quanto sostiene Google Trends. Analizzando le ricerche che vengono fatte sul principale motore di ricerca negli Stati Uniti, emerge che la parola Bitcoin è particolarmente ricercata nello stato arcipelago. 

A dire il vero, risulta lo stato maggiormente attivo negli ultimi giorni, e in cima alla lista di quelli più“attivi nell’ultima settimana, dove però la maggior parte delle ricerche sono state fatte in Nevada, California e New York.

Perché alle Hawaii piace Bitcoin

Le Hawaii probabilmente sono particolarmente interessate a Bitcoin perché è qui che sta avvenendo un esperimento che prende il nome di Digital Currency Innovation Lab (DCIL).

In nome di questo progetto ben 21 exchange potranno lavorare senza licenza crypto. Si tratta di:

  • Apex Crypto,
  • bitFlyer USA,
  • BlockFi Trading,
  • CEX.IO, Cloud Nalu,
  • Coinme,
  • ErisX,
  • Flexa Network,
  • Gemini Trust Company,
  • Novi Financial,
  •  River Financial,
  • Robinhood Crypto.

Lo scopo è quello di osservare l’evoluzione del settore delle criptovalute e la portata innovativa. L’iniziativa durerà due anni, nei quali gli exchange aderenti dovranno produrre dati e reportistica utile a comprendere come poter legalizzare il settore.

La portata del progetto è ampia, coinvolgendo alcuni tra gli attori principali del panorama crypto, quali ad esempio Gemini, Robinhood e Novi, cioè il wallet che ospiterà Libra, la criptovaluta di Facebook.

L’evoluzione crypto delle Hawaii

Il fatto che proprio le Hawaii stiano dando ampio spazio alle criptovalute dimostra quanto sia cambiato l’approccio al settore. Nel 2017 infatti lo stato aveva praticamente emesso un ban contro Bitcoin, impedendo a individui e aziende con sede nell’arcipelago di utilizzare BTC.

A distanza di tre anni la rotta appare totalmente invertita. A gennaio 2020 nelle Hawaii è stata approvata una legge che dà alle banche la possibilità di offrire servizi di custodia crypto.

A marzo ha preso vita il progetto Digital Currency Innovation Lab, che poi ad agosto è diventato effettivamente operativo. Tra poco meno di due anni sarà chiaro se le Hawaii potranno essere il primo stato dentro gli Stati Uniti a potersi definire crypto-friendly.

Di certo le Hawaii potrebbero essere un’eccezione, considerato che SEC, CFTC, OCC sembrano mantenere un atteggiamento ambiguo. Da una parte alcuni strumenti tipo gli ETF su Bitcoin sono respinti in continuazione dalla SEC. Dall’altra non mancano aperture per quanto riguarda in particolare le stablecoin da parte di SEC e OCC, forse in ragione della loro ridotta volatilità.

Di certo le autorità nazionali statunitensi non potranno non tenere conto di ciò che accadrà nelle Hawaii. Lo stato potrebbe diventare punto di riferimento per una futura regolamentazione del settore.

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