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Libia ed Egitto ai ferri corti: il pericoloso precedente del 1977

Giu 24, 2020 | Mondo, Politica | 0 commenti

Quando si pensa a Libia ed Egitto la mente richiama quasi automaticamente due Paesi apparentemente complementari, due vicini del Nord Africa che parlano la stessa lingua e professano la stessa religione. Tuttavia, tra Tripoli ed Il Cairo nel corso anche della storia moderna non sono mai mancati screzi ed alti e bassi. E le tensioni degli ultimi giorni tra il presidente egiziano Al Sisi ed il premier libico Fayez Al Sarraj dimostrano ancora una volta come nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi si possono raggiungere picchi molto preoccupanti. E non sarebbe, negli ultimi decenni, la prima volta.

La guerra tra Gheddafi e Sadat

In tempi molto recenti, c’è un conflitto che è stato dimenticato dalla storia ed in parte anche dalle stesse popolazioni coinvolte. Forse perché, anche se i morti non possono mai essere contati come semplici numeri, ad ogni modo questa guerra ha prodotto poche vittime rispetto ad altri conflitti più devastanti. Il riferimento è a quanto accaduto tra il 21 ed il 24 luglio 1977: in questi quattro giorni, Libia ed Egitto si sono affrontate in una guerra che ha rischiato di far deflagrare l’intero medio oriente e che è arrivata al culmine di sempre più crescenti tensioni. E dire che tra la Libia di Gheddafi e l’Egitto si era instaurato un rapporto di grande fiducia. Il rais libico aveva addirittura più volte ideato una fusione tra i due Paesi, inseguendo il suo sogno di una grande unica nazione araba.

Del resto Gheddafi ha tratto molto spunto nelle sue idee politiche da Gamal Abd Nasser, dal suo panarabismo socialista e dalla sua idea di riscatto del mondo arabo. Il colonnello vedeva nel leader egiziano un esempio importante da portare avanti e da ammirare e quando quest’ultimo è venuto a mancare, si è considerato un vero e proprio erede. Ben presto però, si è passati dalla possibilità di una fusione ad una guerra vera e propria. Il successore alla presidenza egiziana, ossia Anwar Sadat, dopo il conflitto dello Yom Kippur contro Israele del 1973 ha iniziato ad abbandonare lo stampo impresso da Nasser in politica estera. E Gheddafi ha quindi visto nell’Egitto non più un potenziale alleato ed un primo tassello del suo sogno panarabo, bensì un nemico ai propri confini.

La fine delle trattative per la fusione tra Tripoli ed Il Cairo, hanno reso molto caldi i confini orientali della Libia. In Cirenaica sono iniziati ad affluire mezzi e militari, stesso scenario anche dall’altro lato del confine. I sospetti agitavano entrambi i governi: Gheddafi pensava che Sadat, con la complicità americana, lavorava per sabotare il suo governo e rovesciarlo, il presidente egiziano pensava la stessa cosa del rais libico aiutato dai suoi servizi segreti. La situazione è degenerata il 21 luglio 1977: le armi hanno iniziato quel giorno a fare eco lungo il deserto della Cirenaica, così come non accadeva dai tempi della seconda guerra mondiale.

Quelle quattro giornate che hanno fatto tremare il mondo

In quel 21 luglio Sadat era riuscito nell’intento di poter rivendicare un netto successo sul piano militare: la sua aviazione ha danneggiato e colto di sorpresa quella libica, distruggendo molti mezzi riparati nella base aerea di Al Adem, peraltro dedicata a Nasser. In questo modo Gheddafi non ha potuto più attaccare oltre il confine ed anzi le colonne di soldati egiziani messe in moto da Nasser, nel giro di poche ore hanno iniziato ad occupare diverse località in territorio libico. In quel momento la diplomazia ed i media internazionali hanno pensato di essersi ritrovati dinnanzi ad un conflitto potenzialmente molto vasto. A prendere in mano la situazione è stato, il 23 luglio, il presidente algerino Houari Boumédienne. Quest’ultimo aveva buoni rapporti con entrambi i governi ed ha messo in campo un’ampia attività diplomatica. Il suo interessamento ha portato il 24 luglio ad un cessate il fuoco. Nel frattempo tra i libici erano in grave difficoltà e sul punto di cedere molte posizioni. La guerra è terminata dopo quattro giorni di intensi combattimenti, che hanno provocato complessivamente almeno 500 morti.

Il contesto attuale

Negli anni successivi, tra Tripoli ed Il Cairo i rapporti sono rimasti freddi ma hanno anche visto un progressivo miglioramento delle relazioni bilaterali. Durante l’era Mubarak, la Libia di Gheddafi ha investito molto in Egitto soprattutto in attività turistiche nell’edilizia. Dopo il fondo toccato con la guerra del 1977, si è quindi avuta una progressiva ripresa anche se i reciproci sospetti da ambo le parti non sono mai del tutto terminati. Ma oggi quei venti di guerra che 43 anni fa hanno fatto alzare grandi polveroni dalle dune del Sahara, hanno origine ben diversa. E sono ricollegabili al conflitto interno alla Libia che imperversa dal 2011, da quando cioè Gheddafi è stato ucciso e lo Stato libico si è di fatto disciolto. L’attuale presidente egiziano Al Sisi ha un interesse fondamentale: quello della sicurezza dei confini occidentali dell’Egitto. Per questo dal 2014 Il Cairo è impegnato a dar manforte al generale Khalifa Haftar, il quale con l’Operazione Dignità ha ripreso il controllo di buona parte della Cirenaica.

Ad Al Sisi poco importa su chi comanda a Tripoli, la preoccupazione principale del presidente egiziano è sapere che chi siede nella capitale libica non abbia velleità di contrastare Haftar in Cirenaica. Ecco il perché delle recenti dichiarazioni dello stesso Al Sisi, secondo cui l’Egitto potrebbe anche intervenire direttamente in Libia. Ed ecco anche il motivo delle repliche al vetriolo arrivate da Tripoli, secondo cui il capo dello Stato egiziano ha esternato vere e proprie dichiarazioni di guerra. Tensioni molto aspre, che ricordano da lontano quelle del 1977. Al Sarraj, secondo Al Sisi, non deve oltrepassare la linea rossa costituita dal territorio di Sirte e dalla base di Al Jufra. Una circostanza quest’ultima che metterebbe in discussione Haftar in Cirenaica e quindi gli interessi egiziani in Libia. E che farebbe vivere il governo de Il Cairo con la prospettiva di avere i filo turchi, impegnati da Ankara nel sostegno a Tripoli, a ridosso delle proprie frontiere.

Si arriverà questa volta ad una nuova vera e propria guerra tra Libia ed Egitto? Difficile a dirsi. C’è tutto l’interesse affinché ciò non avvenga, come dimostrano le mediazioni di Usa ed Arabia Saudita. Tuttavia, un conflitto aperto era difficile da immaginare anche 43 anni fa. E la storia delle relazioni tra i due Paesi fatta di continui alti e bassi ha spesso mostrato quanto sia facile al contempo veder precipitare repentinamente la situazione.

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