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Liquidity Mining mania

Ago 14, 2020 | Blockchain, Trading | 0 commenti

l liquidity mining è il nuovo trend divenuto virale nella finanza decentralizzata (DeFi) su blockchain.

Sono oltre due anni che la DeFI si è affermata come caso d’uso fondamentale. È il settore che presenta maggiore entusiasmo e fermento nel panorama blockchain.

La primissima applicazione ad inaugurare il movimento della DeFi è stata MakerDAO.

Si tratta di una Organizzazione Autonoma Decentralizzata (DAO) e di un sistema di smart contract, finalizzati a creare una stablecoin decentralizzata (Dai).

Dai rappresenta, in un certo qual senso, la colonna portante della DeFi.

Il poter avere una criptovaluta dal prezzo relativamente stabile, e che non sia dipendente da un’autorità emittente, è un presupposto richiesto da svariate applicazioni della DeFi, la cui utilità verrebbe sminuita in caso di utilizzo di asset volatili (come nel caso dei prediction market).

Bootstrapping

Dalla prima pietra posta con MakerDAO, nel giro di un paio di anni la DeFi è cresciuta esponenzialmente.

È oramai un mercato in cui girano miliardi di dollari, composto da protocolli di prestito, exchange decentralizzati, strumenti derivati, applicazioni di pagamento, prediction market ecc.

Una delle principali rogne per qualsiasi progetto DeFi, è il riuscire a ottenere liquidità. Servono soldi che fluiscano all’interno della applicazione per renderla funzionale al suo scopo.

Qualunque sia lo scopo, che si tratti di un exchange, di un protocollo di prestito o di una piattaforma di derivati, il suo valore come protocollo dipende anche e soprattutto da quanta liquidità è disponibile al suo interno.

Pensa al caso di un exchange decentralizzato (DEX) sul quale si muovono pochi soldi. L’utente potrebbe incorrere nel problema dello slippage, cioè la differenza tra il prezzo di esecuzione di un ordine e il prezzo atteso.

Tradare con ordini a mercato su una piattaforma poco liquida, implica il rischio di esecuzione dell’ordine a un prezzo decisamente diverso rispetto a quello corrente di mercato.

La carenza di liquidità potrebbe ad esempio comportare l’imprecisa formazione dei prezzi su strumenti derivati (come le opzioni). Oppure potrebbe rendere disfunzionale un protocollo di lending nell’attività di concessione e restituzione di prestiti.

I prediction market, come Augur, soffrono seriamente il problema della liquidità. La difficoltà nel fare compravendita di “shares”, senza soluzione di continuità, rende scarsamente utili questi protocolli.

In definitiva, per far sì che un’applicazione della finanza decentralizzata ottenga successo è necessario anche che molti utenti inizino a utilizzarla mettendoci i soldi dentro.

Fornitori di liquidità: Uniswap

Tra gli exchange decentralizzati ce n’è uno che si chiama Uniswap.

Questo DEX non fa uso di un order book per accoppiare gli ordini degli utenti (compratore e venditore).

L’utilizzo di un order book è scarsamente utile nell’ambito della applicazioni decentralizzate. Essendo ancora poco user friendly – e anche costose se eseguite solamente on chain – gli utenti tendono a preferire ancora le piattaforme centralizzate.

Di conseguenza gli exchange decentralizzati tendono ad essere ancora poco pratici e con volumi scarsi.

Uniswap sfrutta un sistema diverso, che si basa su una serie di smart contract che mantengono delle riserve di liquidità per ogni token.

Per ogni coppia di scambio (ad es. ETH/DAI), qualsiasi utente può fornire i fondi necessari a mantenere liquida la pool. I fornitori di liquidità percepiscono una fee pagata dagli utenti che utilizzano Uniswap per scambiare.

Il sistema non accoppia l’ordine di un utente con quello di un altro utente, ma lo esegue direttamente nei confronti della pool di liquidità.

In pratica Uniswap funge da market maker, incentivando la liquidità attraverso la corresponsione di una fee agli utenti che mantengono i loro fondi nelle riserve di liquidità.

Nuovo trend del Liquidity Mining

I meccanismi di incentivazione degli utenti a fornire liquidità nelle applicazioni DeFi, sono divenuti sempre più sofisticati nel tempo.

Il liquidity mining è la nuova tendenza del momento, che allinea gli incentivi tra protocolli, fornitori di liquidità e utenti.

Il liquidity mining consiste nella distribuzione di un token (spesso un token di governance), che viene elargito programmaticamente ai fornitori di liquidità in proporzione alla quantità di fondi forniti.

In linea di principio, il liquidity mining dovrebbe avviare un meccanismo virtuoso che parte dalla fornitura di liquidità all’applicazione, per ottenere delle entrate passive e garantirsi una certa influenza sul protocollo.

Altri utenti quindi sarebbero attratti dalla piattaforma per via della maggiore liquidità. Il protocollo beneficerebbe dell’afflusso crescente di nuovi fondi e di ulteriori utenti.

Nel 2020 il settore della DeFi stava già crescendo a passi da gigante, prima che il fenomeno del liquidity mining entrasse in scena in maniera dirompente.

Il suo successo ha fatto sì che molti appassionati di cripto rinnovassero la loro attenzione verso attività di rendimento già disponibili nell’ecosistema, ad es. attraverso progetti come Balancer, Curve e Synthetix.

I meccanismi di incentivazione della liquidità non sono nuovi nell’ambito della DeFi. Piuttosto lo è il crescere dell’attenzione intorno a tali opportunità offerte dal mondo cripto.

L’evento che ha reso di tendenza il concetto di liquidity mining, è quello che riguarda la nota applicazione di lending Compound.

Per via della distribuzione del suo token di governance COMP, in pochi giorni è esplosa in termini di capitalizzazione. È diventata la prima piattaforma DeFi per valore vincolato al suo interno.

Prima dell’avvio del meccanismo di distribuzione, Compound era il secondo più grande progetto DeFi per valore totale vincolato nei suoi smart contract. In pochi giorni si è portato in vetta, scavalcando MakerDAO.

Il suo token COMP presenta al momento la più elevata capitalizzazione di mercato di qualsiasi altro token DeFi.

Il motivo è semplice. Numerosi trader si sono letteralmente catapultati su Compound per utilizzare la piattaforma e partecipare alla distribuzione di COMP.

Per i prossimi quattro anni, Compound offrirà rendimenti ai fornitori di liquidità.

Vuol dire che chiunque prenda o offra in prestito criptovalute su Compound, verrà ricompensato con un’allocazione proporzionale di COMP, di cui 2.880 distribuiti quotidianamente.

Il lancio di questo sistema di incentivazione ha attirato l’attenzione di molti speculatori. Grandi balene hanno spostato le loro cripto su Compound, per ottenere come ricompensa la distribuzione del token COMP.

Sono state impiegate strategie per avere un effetto leva e ottenere un maggior numero di COMP. Essenzialmente gli utenti hanno simultaneamente depositato e preso in prestito asset per massimizzare il rendimento.

Conclusioni

Campagne di liquidity mining sono state lanciate anche da altri protocolli, come ad esempio quella di Balancer.

Si tratta di un market maker automatizzato – simile ma non uguale a Uniswap – che consente agli utenti di creare riserve di liquidità composte da diversi token ERC20.

Per avviarsi e ottenere la liquidità necessaria, hanno avviato la campagna di distribuzione del token di governance BAL.

Sono stati accantonati fino a 65 milioni di token per premiare i fornitori di liquidità. 145.000 BAL vengono distribuiti su base settimanale, spingendo gli utenti a parcheggiare i loro fondi nelle pool di Balancer.

Ci sono tante altre campagne di liquidity mining, come la recente partnership tra Curve, Ren e Synthetix che premia gli utenti che forniscono WBTC, renBTC, e sBTC alla riserva di liquidità in bitcoin di Curve.

Il liquidity mining o “yield farming” è oramai già una meme che spopola tra gli utenti del mondo cripto.

È l’attività attraverso cui si sfruttano i prodotti DeFi per generare elevati tassi di rendimento, in alcuni casi raggiungendo rendimenti annui superiori al 100%, quando si applicano particolari strategie che sfruttano la leva.

Il fenomeno del liquidity mining è diventato virale nell’ambito della DeFi.

L’entusiasmo che ha generato ha già portato alla diffusione di meme, attraendo una massa di nuovi utenti verso le applicazioni di Ethereum.

A differenza delle ICO, con il liquidity mining gli utenti forniscono fondi per il bootstraping del sistema, ma mantengono il controllo dei loro depositi mentre guadagnano token aggiuntivi.

Come ulteriore arma della DeFi, il liquidity mining ha il potenziale di essere l’elemento trainante della crescita del settore in termini di capitalizzazione.

Gli investitori comprerebbero ether per accedere agli altri token e fornirebbero liquidità per ottenere rendimenti, auspicandosi di ottenere anche dei capital gain dall’apprezzamento dei token distribuiti.

Ma bisogna andarci cauti. Non è solo un gioco, reca con sé dei rischi.

Ci sono rischi finanziari legati alla possibile liquidazione della posizione. A questi si aggiungono pericoli di natura tecnica riguardanti gli smart contract, che potrebbero presentare dei bug o essere exploitati in qualche modo (come già accaduto più volte).

Versando ancora in uno stato di immaturità, non si devono assolutamente utilizzare le applicazioni della DeFi con i risparmi di una vita.

Molto più saggio è provarle solo con piccole somme che ci si può permettere anche di perdere.

L’articolo Liquidity Mining mania proviene da EtherEvolution.

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