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LiquidStake sbloccherà liquidità per gli staker nella Phase 0 di Ethereum 2.0

Nov 12, 2020 | Blockchain, Fintech | 0 commenti

La soluzione è centralizzata, ma il tempo stringe

Con l’avvicinarsi della data di lancio di Ethereum 2.0, la comunità sta iniziando a discutere una questione importante nel meccanismo di staking: la natura unidirezionale dei depositi di stake.

I futuri staker nella Phase 0 di Ethereum 2.0 non saranno in grado di prelevare o trasferire i fondi vincolati fino all’introduzione della Phase 1, che potrebbe richiedere diversi anni. Davanti a questa scelta difficile, Darma Capital è una delle numerose compagnie intenzionate a offrire un servizio di staking intermediato che consentirebbe agli utenti di accedere al proprio capitale.

Attraverso la sua iniziative LiquidStake, gli staker sia retail che istituzionali possono delegare fondi e mantenere la capacità di usarli come collaterale per ricevere prestiti in USD Coin (USDC).

A differenza di altre proposte relative a prodotti derivati sullo staking, LiquidStake non creerà nuovi token per rappresentare l’Ether (ETH) vincolato. James Slazas, CEO di LiquidStake, ha spiegato a Cointelegraph che ciò è dovuto alla natura temporanea del servizio:

“La finestra temporale per la Phase 1.5, tirando a indovinare, è di 18 mesi, 36 mesi, qualcosa del genere. È un periodo relativamente breve con una data di scadenza. Quindi, quando inizi a tokenizzare asset per una durata limitata, la difficoltà diventa la liquidità che un token di questo tipo otterrebbe.”

Usando Ether solo come una forma di garanzia collaterale per prestiti denominati in dollari consente a LiquidStake di offrire un servizio più immediato. “Con LiquidStake puoi mettere fondi in stake e continuare a usarli,” ha aggiunto Andrew Keys, co-fondatore di Darma Capital. “E a tale proposito, probabilmente gli staker preferiscono fiat per coprire i costi della vita quotidiana. Questo è il problema che cerchiamo di risolvere.

La compagnia ha avviato collaborazioni con i fornitori di staking Bison Trails, ConsenSys Codefi e Figment per gestire l’effettivo processo di convalida, mentre OpenLaw e Lukka hanno contribuito all’amministrazione legale e fiscale del sistema. Non ci sono limiti minimi per lo staking, e il sistema di prestito funziona secondo il familiare meccanismo di margin call e liquidazione, almeno su carta, dato che gli ETH non possono essere spostati.

Un’importante condizione è che i potenziali clienti devono passare da LiquidStake per unirsi a Ethereum 2.0, altrimenti non potranno utilizzare il servizio di prestito. Slazas ha spiegato che questo provvedimento è necessario per avere un “interesse perfezionato sul collaterale,” di modo che nessun’altra parte abbia diritto a reclamarlo. In pratica, serve per garantire che non ci siano copie delle chiavi private che possiedono gli Ether in staking.

Slazas ha aggiunto che LiquidStake risolve allo stesso tempo un altro grave problema: le implicazioni fiscali dello staking di Ethereum. Soprattutto sul fronte istituzionale, utilizzare il servizio di LiquidStake semplifica il trattamento fiscale, in quanto i partecipanti stanno sottoscrivendo un accordo di scambio con Darma, una società pienamente autorizzata e regolata per il trading e lo scambio di commodity.

“L’unica differenza per le istituzioni è che, stipulando un accordo di scambio, hanno molta più chiarezza normativa e fiscale. Sappiamo già che questo non è uno scambio di security e ci sono oltre 30 anni di registri fiscali su come trattare questo processo.”

Anche se Darma guadagnerà da questo sistema attraverso gli interessi sui prestiti e una “commissione di performance” sul rendimento dello staking, Keys ha affermato che “siamo qui per contribuire alla decentralizzazione e alla crescita di Ethereum 2.0.

Finora, i progressi per il contratto di deposito di Ethereum sono stati lenti, almeno in parte a causa dell’impossibilità di accedere ai fondi bloccati nello smart contract. LiquidStake aiuta a risolvere questo problema, ma la sua soluzione è altamente centralizzata.

Sembra che questa caratteristica sia parzialmente dovuta alla necessità di sviluppare la soluzione in tempo per il lancio di Ethereum 2.0. Keys ha precisato che il team valuterà dei modi per decentralizzare il servizio in futuro.

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