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Recovery Fund, arriva la controproposta dei “frugali”: meno soldi a fondo perduto

Lug 19, 2020 | Mondo, Politica | 0 commenti

Si continua a trattare, senza soluzione di continuità. Il vertice europeo in corso di svolgimento all’Europa Building di Bruxelles sembra non voler terminare mai e si fa sempre più concreta l’ipotesi che, alla fine, si chiuda tutto senza trovare un accordo definitivo. Un esito che tutti vorrebbero scongiurare, ma che la stessa Angela Merkel sembra non poter escludere con certezza.

Nel frattempo, gli sherpa delle varie “fazioni” in campo continuano a trattare, cercando di smussare gli angoli e trovare un compromesso che vada bene sia ai “frugali” sia ai Paesi del Sud. Così, la sessione plenaria inizialmente prevista per le 12 è stata prima rinviata al pomeriggio e poi posticipata senza orario di convocazione. Dopo la proposta di ieri di revisione del Recovery Fund fatta pervenire da Italia, Spagna, Francia e Germania al presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, nella giornata di oggi è arrivata la contro-proposta dei frugali. E, come ci si poteva attendere, è un piano al ribasso rispetto a quanto prospettato qualche mese fa dalla Presidentessa dellla Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Recovery Fund, la contro-proposta dei frugali

Il piano dei frugali nasce da una proposta di mediazione della Finlandia che, nelle ultime ore, sembra essersi unita al gruppo di Paesi Bassi, Austria, Svezia e Danimarca. Secondo le indiscrezioni circolate a Bruxelles, il Recovery Fund dovrebbe essere ridotto di 50 miliardi di euro ed equamente diviso tra sovvenzioni e prestiti.

Quindi, il piano di rilancio dell’economia continentale dovrebbe essere di 700 miliardi di euro (contro i 750 miliardi inizialmente previsti): di questi, 350 dovrebbero essere di sussidi a fondo perduto e altri 350 miliardi di prestiti a tassi vantaggiosi (la proposta iniziale della Commissione Europea prevedeva 500 miliardi di sussidi e 250 miliardi di prestiti).

Lo scoglio della governance

Nelle ore passate, inoltre, aveva fatto molto discutere il tema della governance. Ossia, quale organismo europeo dovrà eventualmente controllare come verranno spesi i sussidi e i prestiti erogati dalla Commissione Europea ai Paesi membri. Il nostro Paese, spalleggiato da Spagna e Francia, sostiene che debba essere la stessa Commissione (il massimo organo politico continentale) a occuparsi della verifica; l’Olanda, invece, sostiene che dovrebbero essere i singoli Paesi, anche tramite potere di veto, a determinare come vengano spese le somme concesse dall’Europa.

Secondo un’indiscrezione rilanciata dal portale statunitense “Politico”, quest’ultimo punto sarebbe stato smarcato a seguito di un trilaterale tra Italia, Paesi Bassi e gli esperti giuridici della Commissione.

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