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Ripple è stata la società crypto che ha speso di più in lobbying nel 2020

Gen 27, 2021 | Blockchain, Fintech | 0 commenti

Ripple Labs ha speso cifre notevoli per esercitare pressione sui legislatori statunitensi, nel tentativo di fare maggiore chiarezza sullo stato legale delle criptovalute

Nel 2020, Ripple Labs ha speso 690.000$ in attività di lobbying negli Stati Uniti: questa cifra non ha salvato l’azienda dalla Securities and Exchange Commission.

Il programma di lobbying di Ripple fa impallidire quelli di altre aziende nel settore delle criptovalute. Coinbase, che vorrebbe diventare il primo exchange americano ad emettere azioni, ha speso 230.000$ nello stesso anno, mentre altri exchange come Binance.US, Gemini e Kraken non hanno riportato alcuna spesa di lobbying.

La spesa di Ripple, tuttavia, è relativamente misera rispetto ai giganti del Big Tech. Facebook, per esempio, ha sborsato oltre 5 milioni di dollari nel solo quarto trimestre del 2020.

La Diem Association, precedentemente conosciuta come Libra Association, ha segnalato di non aver svolto alcuna attività di lobbying nel corso del 2020, nonostante l’accesa lotta ingaggiata con i regolatori. In passato, Diem si era affidata agli uffici di Washington dello studio legale Skadden.

Nonostante  la Diem Association abbia costantemente minimizzato la sua correlazione con Facebook, la società di Zuckerberg ha rinnovato un contratto da 200.000$ con i lobbisti di FS Vector nel corso del 2020 per concentrarsi su questioni legate alla blockchain.

Peraltro, anche Ripple era un cliente di FS Vector: nella prima metà del 2020 l’emittente di XRP ha terminato il suo team di lobbying interno, ed ora si affida esclusivamente a studi professionali.

Le attività di lobbying che Ripple ha finanziato erano rivolte principalmente all’emissione di leggi quali il Token Taxonomy Act ed il Digital Commodity Exchange Act. Queste norme stabiliscono nuove regole per valutare se gli asset digitali siano o meno dei titoli.

Le ripercussioni della legge sui titoli e sulle criptovalute sono ovviamente critiche per il modello di business di Ripple: per anni l’azienda ha dovuto affrontare dubbi sul fatto che XRP fosse o meno considerabile un titolo.

Queste domande sono sfociate, nel dicembre 2020, nell’azione legale intentata dalla SEC (l’autorità che Stati Uniti si occupa di regolamentare i titoli azionari) contro Ripple Labs. Nella sua denuncia, la SEC sostiene che “la stragrande maggioranza delle entrate di Ripple proveniva dalle sue vendite di XRP, e Ripple faceva affidamento su quelle vendite per finanziare le sue operazioni“.

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