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Secondo Michael Anderson, co-fondatore di Framework, la DeFi continuerà su Ethereum

Set 13, 2020 | Blockchain, De-Fi, Fintech | 0 commenti

Uno degli investitori più attivi e di maggior successo della DeFi condivide le sue riflessioni sullo yield farming, sull’origine dei LINK Marines e su come il settore si evolverà

In seguito al collasso delle Initial Coin Offering (ICO), il capitale di rischio è diventato la principale fonte di finanziamento per i progetti crypto. Una marea di nuovi fondi hanno aperto i battenti nel settore. Uno di questi è Framework Ventures, co-fondato da Michael Anderson e Vance Spencer e attivo prevalentemente nella finanza decentralizzata.

In passato, Cointelegraph ha descritto la filosofia di Anderson in merito al network capital, un cambiamento nella mentalità dell’investimento quasi necessario per un contesto in cui i protocolli decentralizzati prendono il posto di società e strutture patrimoniali tradizionali.

Framework Ventures ha effettuato diversi investimenti, specialmente nel token LINK di Chainlink e nel token SNX di Synthetix. Tuttavia, il fondo non si occupa solo di investimenti passivi, e di recente ha annunciato uno spin-off ufficiale focalizzato sull’incubazione e lo sviluppo in-house di nuovi progetti DeFi.

Come insider della finanza decentralizzata, i fondatori di Framework possiedono una vasta conoscenza sui trend attuali e sul potenziale futuro. Hanno previsto correttamente che il programma di incentivi di Compound non sarebbe stato l’ultimo. In effetti, l’espressione “yield farming” può essere attribuita a loro.

Cointelegraph ha intervistato nuovamente Anderson per approfondire una varietà di temi nel settore DeFi in generale, e per discutere delle strategie applicate dal suo fondo.

Questa intervista è stata registrata il 3 settembre, e alcuni degli eventi trattati potrebbero essersi evoluti da allora.

Cointelegraph: Le tue previsioni sulle guerre di yield farming nella DeFi si sono dimostrate corrette, e nel tempo si sono chiaramente evolute. Qual è la tua opinione su quello che sta accadendo attualmente?

Michael Anderson: Credo che lo scenario attuale sia esattamente come quello osservato nel 2017 con la mania delle ICO. C’era un sacco di robaccia, ma qua e là era possibile trovare vero valore. Nello specifico, Maker è stato lanciato in quel periodo, così come Chainlink, e ci sono altri progetti ora piuttosto fondamentali che sono stati lanciati nel 2017.

Quindi, considerando lo yield farming, penso sia una situazione simile. Vedremo un mucchio di spazzatura, un sacco di pump and dump. Nonostante questo sono convinto che ci sarà del valore, e come uno degli utenti che usano e investono in questi protocolli, il nostro compito è trovarlo.

CT: Il progetto di yield farming più popolare al momento è SUSHI. Cosa ne pensi del piano di SushiSwap relativo alla migrazione di liquidità da Uniswap? Può farcela?

MA: A mio avviso, SushiSwap sta dicendo al mercato che Uniswap deve implementare incentivi o qualche altro metodo per catturare valore oltre alle semplici commissioni generate nelle pool di liquidità. Vedremo se SushiSwap avrà successo. Io ho già preparato i popcorn e sono pronto a godermi lo spettacolo.

Comunque, penso che questo dovrebbe essere un segnale per Uniswap. Se non ci sono ancora piani per introdurre un token in grado di catturare valore o un sistema di incentivi dedicato agli utenti o ai fornitori di liquidità, è il momento di farli. Altrimenti, qualcun altro cercherà di rubare la sua posizione.

CT: Hai annunciato una raccolta fondi per uno spin-off chiamato Framework Labs. Cosa possiamo aspettarci da questa iniziativa? E perché serve un investimento separato?

MA: In realtà Framework Labs esisteva già. È la nostra società di gestione in cui tecnicamente siamo dipendenti. Abbiamo ricapitalizzato Framework Labs con un maggiore bilancio per poter incubare nuove idee e creare prodotti in-house, oltre a usufruire di, negoziare su e utilizzare produttivamente tutti i protocolli DeFi in cui investiamo.

Abbiamo reclutato un team tecnico tra i migliori nel settore DeFi, che si occuperà di sviluppare diversi prodotti, funzionalità e servizi. Ma per farlo serve capitale, quindi vogliamo anche essere sicuri di non finire i soldi una volta assunti.

E vogliamo anche poter incubare nuove idee internamente, cosa che richiederebbe coinvolgere da tre a cinque persone per sei, nove o dodici mesi, sviluppando il concetto in-house e in seguito rilasciando il prodotto nel mercato.

CT: In passato hai dichiarato che, nonostante l’enorme aumento del prezzo di Chainlink, non hai ancora intenzione di venderlo. Per quale motivo?

MA: Il punto cruciale qui è il fatto che Chainlink sta diventando il livello di sicurezza de facto della DeFi. E credo sia il momento di iniziare a pensare alla necessità di protezione per i nodi e i data feed forniti da Chainlink, i quali devono essere sicuri quanto i livelli smart contract su cui operano.

Questo concetto sta diventando sempre più diffuso, soprattutto man mano che la DeFi si espande in prodotti più complessi, con iniziative più interessanti e, in un certo senso, esoteriche. Chainlink diventerà ancora più importante quando inizieremo a farci strada nella finanza centralizzata, attraverso feed sui prezzi di titoli tradizionali, commodity e forex, non più limitati ai data feed sulle criptovalute.

CT: Ci sono importanti progetti come Maker e Compound che non utilizzano Chainlink. La piattaforma è davvero una necessità?

MA: A dire il vero, Maker sta valutando una proposta di governance per includere gli oracoli Chainlink, soprattutto perché iniziano a utilizzare garanzie collaterali esterne ai crypto asset. Usare Chainlink sarà un requisito, in quanto è l’unico sistema che funziona. E credo che Compound rimarrà nei mercati monetari crypto per molto tempo, quindi forse hanno semplicemente meno bisogno di oracoli dedicati a prezzi non-crypto.

Attualmente, la DeFi potrebbe avere una natura circolare, ma speriamo che riesca a costruire ponti verso la CeFi. Francamente, il settore deve muoversi in questa direzione, e se sei un protocollo DeFi intenzionato a espandersi in qualsiasi cosa che non coinvolga prezzi di criptovalute, Chainlink è l’unico modo per arrivarci.

CT: Cosa ne pensi della comunità dei “LINK Marines” di Chainlink? Come credi che si sia evoluto questo fenomeno? Potrebbe essere una specie di contorta strategia di marketing?

MA: Allora, prima di tutto non è intenzionale. Ve lo posso assicurare. Ho avuto molte conversazioni con membri del team che mi hanno fatto la stessa identica domanda. E onestamente non so nemmeno io cosa rispondere.

La mia ipotesi è che sia dovuta alla combinazione di un problema semplice e al tempo stesso centrale nel settore, il problema degli oracoli. Puoi spiegare l’intero incapsulamento di quello che sta facendo Chainlink in tre parole, e questo si contrappone e si unisce a un alto livello di ricerca accademica. Quindi, credo sia da attribuire a questa abilità di avere una soluzione molto complessa a un problema enorme ma facile da comprendere.

L’altro aspetto, semplicemente da un punto di vista economico, è che i LINK Marines si sono formati ad agosto 2017. Tutti hanno partecipato al rialzo fino a gennaio 2018 e in seguito hanno assistito a un crollo del 95% nell’arco dei sei mesi successivi. Questo ha favorito la creazione di un gruppo di persone incredibilmente connesse che hanno superato queste “guerre” insieme.

CT: Le commissioni di Ethereum suggeriscono che il network sta raggiungendo il suo carico massimo. Credi sia possibile che dei progetti esterni approfittino delle difficoltà di Ethereum?

MA: A mio parere, nei prossimi sei mesi vedremo l’arrivo di valide opportunità per la DeFi non-Ethereum. Attualmente, c’è una sorta di gara per costruire ponti funzionanti da Ethereum a protocolli DeFi non-Ethereum. Per fare un esempio, al momento non esiste un ponte dalla liquidità di Ether a Serum. Quindi, puoi spostare USDC ma devi portarlo sulla blockchain di Solana. Non basta semplicemente trasferirlo dal tuo wallet ETH. Devi passare per Coinbase o Circle.

Stessa cosa per Polkadot. Non ci sono ponti da Ether a Polkadot. E anche se Polkadot, Cosmos o Substrate dovessero sviluppare piattaforme ed ecosistemi DeFi, servirà un ponte che li colleghi a Ethereum per renderli davvero DeFi, perché è da lì che arrivano i 500 miliardi di dollari in SushiSwap.

Quindi, questa è la prima cosa. La seconda riguarda l’esercito di soluzioni layer-2 per Ethereum che possono risolvere sostanzialmente questi problemi di scalabilità. A questo punto è un po’ una gara tra i ponti da Ethereum ad altri ecosistemi e le soluzioni layer-2.

In verità, io sto scommettendo sulla soluzione di molti problemi legati al mainnet grazie a sistemi layer-2 prima dell’introduzione dei ponti. Sono ancora convinto che la DeFi avverrà su Ethereum. Credo che ci saranno nuove forme di DeFi non realizzabili sul suo network, ma a mio avviso la DeFi continuerà ad essere su Ethereum.

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