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Senza rete: l’asta da 13,75 miliardi di Bot e Btp nella settimana di ferragosto è il primo vero test sulla fiducia degli investitori nell’Italia

Ago 12, 2020 | Trading | 0 commenti

In situazioni simili, scatta la variabile Ecce bombo. Ovvero, il mercato mi nota di più (e rischia contestualmente di prezzare lo stigma) se emetto debito con malcelata nonchalance o se cancello l’asta per assenza di necessità di finanziamento? I bassi volumi agostani, infatti, rappresentano da sempre un’insidia per il Tesoro, il quale dal 2010 evita accuratamente di presentarsi al giudizio degli investitori con emissioni di titoli di Stato durante le calde giornate del mese estivo per antonomasia.

Quest’anno, però, qualcosa è cambiato. Fra oggi e domani 13 agosto, via XX Settembre cercherà di rastrellare qualcosa come 13,75 miliardi attraverso il collocamento di Bot a un anno per un controvalore di 7 miliardi e soprattutto Btp poliennali in una forbice di ammontare fra 5,25 e 6,75 miliardi: un importo decisamente inusuale e non indifferente per la settimana centrale di agosto.

Il motivo è ovvio: finanziarie in parte le misure di sostegno ai redditi e controbilanciare il mancato gettito fiscale a causa del lockdown. Giova infatti ricordare che queste aste avvengono con un rapporto deficit/Pil già superiore al 12% e con un scostamento da 100 miliardi, cui si sono appena aggiunti i 28,5 miliardi di fondi Sure per il contrasto alla disoccupazione richiesti alla Commissione Ue. Insomma, emissioni con un carattere di necessità. Stringente.

E che rischiano di rappresentare un primo, vero stress test per la tenuta del profilo di fiducia che l’Italia esercita verso gli investitori, poiché come mostrano questi due grafici avviene per la prima volta dal marzo scorso – mese in cui la Bce ha rotto gli indugi con il nuovo Qe anti-Covid – praticamente senza rete di protezione.

La prima immagine è relativa all’andamento dello spread Btp-Bund registrato all’ora di pranzo dell’11 agosto e la dinamica appare chiara: dopo l’aumento di 10 punti base del giorno precedente, qualcuno in apertura di scambi ha acquistato debito italiano con il badile, schiacciando il differenziale e operando quasi da deterrente a quella che sembrava un’incursione speculativa.

Radiocor

In termini di valori assoluti, nulla di allarmante. Ma occorre tenere sempre in considerazione quanto mostrato dal secondo grafico: il nostro spread continua infatti a godere dello scudo degli acquisti Bce, i quali però nella settimana di contrattazioni sul mercato secondario conclusasi il 5 agosto hanno visto l’ammontare di acquisti giornalieri al minimo storico dall’inizio del programma Pepp.

Bce

Insomma, si viaggia appunto come trapezisti senza rete.

O, comunque, con una rete molto più piccola di quella di cui si è goduto per almeno tre mesi e mezzo di deviazione dal criterio di capital key.

La promessa-minaccia in tal senso del capo economista dell’Eurotower, Philip Lane, è stata mantenuta.

Sorge quindi spontanea la domanda: è stata emergenzialmente la “mano forte” della Bce a placare sul nascere l’animal spirit di qualche cercatore di avventure speculative nel caldo di agosto? Una cosa è certa: qualcuno ha comprato. Parecchio. E subito, non appena il differenziale ha cominciato a crescere di nuovo.

E a far riflettere ancora di più sul carattere decisamente simbolico delle due aste pre-Ferragosto del Tesoro ci pensa il fatto che sicuramente si è chiamato fuori dal novero dei potenziali acquirenti di ultima istanza un detentore storico e sistemico di debito italiano come Unipol.

Carlo Cimbri, Ceo del Gruppo Unipo. Roberto Serra – Iguana Press/Getty Images

A inizio settimana il Ceo, Carlo Cimbri, in sede di conference call sui dati relativi al primo semestre di quest’anno, ha infatti annunciato un drastico abbassamento del peso dei Btp nel portafogli di investimenti del gruppo assicurativo, visto che si passerà dal 55% al 40%, 10 miliardi in meno di controvalore. Il tutto a favore di una differenziazione che porterà a un aumento del peso obbligazionario estero: “Una mossa necessaria per arginare la volatilità della Solvency, non possiamo fare diversamente perché il nostro mandato è amministrare al meglio i soldi degli assicurati e degli azionisti”, ha dichiarato Cimbri.

Già oggi Unipol viaggia in area 47% di Btp sui 58 miliardi totali di assets under management obbligazionari, quindi l’ulteriore discesa potrebbe essere letta dal resto del mercato come un liability strutturale per “un Paese già indebitato come il nostro, il quale si prepara a indebitarsi ulteriormente per far fronte alla crisi”, ha concluso il Ceo.

In molti, poi, puntano il dito sul capitolo Mps, direttamente legato ai numeri e alle scelte del Tesoro, come dimostrato dal Decreto Agosto. Nel periodo aprile-giugno l’istituto senese ha infatti registrato un rosso da 845,2 milioni di euro contro l’utile di 65,2 milioni dello stesso periodo del 2019 e attese degli analisti per un passivo di soli 94,7 milioni. Sul risultato hanno pesato componenti non operative negative per 384 milioni di euro per accantonamenti a fronte di rischi legali e impegni contrattuali (legati a cessioni di assets), contributi straordinari ai fondi di sistema e oneri riferibili all’operazione di de-risking. Ma a fare paura, tanto da aver innescato immediatamente una sell-off sul titolo azionario, sono i rischi legali che salgono a 10 miliardi, questo dopo che l’istituto ha comunicato di aver ricevuto lo scorso 31 luglio “ulteriori richieste stragiudiziali per 3,8 miliardi di euro da parte della Fondazione Mps”, al centro delle quali compare un gigante come JP Morgan.

E come scritto su Repubblica da Andrea Greco, Mps oggi vale solo un quinto delle sue cause legali, situazione che, forse, potrebbe portare giocoforza all’ennesimo trabocchetto all’italiana: all’asta per Rocca Salimbeni “si presenterà solo il battitore e – per evitare danni più gravi – si dovrà nazionalizzare la banca come parte del governo spera”.

Il mercato, però, lo spera o lo prezza in negativo, come mostrato dalle bizze dello spread post-Decreto Agosto? E per finire, il quesito dei quesiti, tanto da essere avanzato a mezza bocca dagli analisti: se le aste non dovessero andare come previsto, sia a livello di ammontare rastrellato che come rendimenti da offrire per il collocamento, Ferragosto potrebbe portare con sé – oltre ai falò sulla spiaggia e le gite fuori porta – anche un altro tweet del ministro Gualtieri, in cui si annuncia l’attivazione del Mes?

In molti, scommettono però su settembre: in quel caso, sarebbe l’emergenza inderogabile (e politicamente molto sentita dai Cinque Stelle) della riaperture delle scuole in presenza a fornire l’alibi per la rottura del tabù, visto che la destinazione staturaria dei fondi per spese sanitarie anche indirette permetterebbe il loro utilizzo per tale finalità. Fingers crossed, intanto, in attesa delle aste.

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