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Si ferma la corsa dell’oro, i motivi del brusco stop

Set 24, 2020 | Mondo, Trading | 0 commenti

In poco più di 6 settimane l’oro perde circa il 7% del suo valore e fa registrare un arresto improvviso delle suq quotazioni in salita da diverso tempo. Questo valore negativo non scalfisce, infatti, la tendenza in ascesa da inizio anno del bene rifugio per eccellenza, che in tempi di incertezza da Covid-19 ha fatto segnare da gennaio un +24%.

Si ferma la corsa dell’oro, i fattori di crescita da inizio anno

Fattore scatenante di questo incremento positivo costante ormai da mesi è la crisi scaturita dalla pandemia e il conseguente ulteriore calo dei tassi di interesse dovuto alle politiche monetarie ultraespansive promosse delle banche centrali di tutto il mondo per contenere un pericolo di implosione del sistema finanziario.

Per questo motivo l’oro ha raggiunto ad agosto i livelli di quotazione massima di tutti i tempi, toccando la quota record di 2.036 dollari.

Non sono solo i fenomeni strutturali ad aver scatenato la corsa del metallo prezioso, ma ad influenzare le sue quotazioni sono intervenuti anche altri elementi come il cambio del dollaro e l’umore generale dei mercati.

È ovvio che da una parte l’incidenza dei tassi di interesse, essendo l’oro il bene improduttivo per eccellenza, che non genera cedole, dividendi né ritorni di alcuni tipo, lo faccia preferire rispetto a prodotti finanziari con rendimenti negativi come le obbligazioni, perché appunto non prevede di far pagare un mancato guadagno.

Si ferma la corsa dell’oro, i motivi della frenata

Sulle quotazioni dell’oro dall’altra parte intervengono però anche il livello dei cambi, e in particolare il cambio del dollaro e la domanda di oro fisico per usi industriali e di gioielleria. Il prezzo del metallo prezioso scende in rapporto al rafforzamento del dollaro che nelle situazioni di incertezza è percepito a sua volta come un bene rifugio.

Negli ultimi giorni in particolare la discesa del prezzo dell’oro si è fatta insistente, in coincidenza con il rialzo del dollaro di oltre il 2% in poche settimane nel cambio con l’euro, da circa 1,20 del primo settembre scorso all’1,169 di mercoledì 23 settembre.

Da non sottovalutare infine la fetta rappresentata dalla domanda di oro fisico, spinta soprattutto dalla Cina da dove provengono le richieste più ingenti del mondo per il consumo del metallo e dove i prezzi sono inferiori a quelli di Londra. Un eccesso di offerta rispetto alla domanda a partire dallo scorso marzo che determina una situazione di squilibrio determinante sull’evoluzione delle quotazioni di lungo periodo dell’oro.

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