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Su e giù dell’oro in borsa dopo il record storico

Ago 29, 2020 | Mondo, Trading | 0 commenti

Dopo il record storico sopra i 2mila euro raggiunto a metà agosto, l’oro fa registrare nuovi livelli di volatilità e torna a salire di prezzo, influenzato anche dalla svolta sull’inflazione annunciata dalla Federal Reserve americana. Con dollaro e rendimenti Usa in discesa anche il lingotto si è riportato sui 1.960 dollari l’oncia.

Le montagne russe del metallo prezioso: la volatilità dell’oro

Mentre giovedì 26 agosto il presidente della Fed Jerome Powell annunciava la svolta storica nella politica economica dei tassi d’interesse della banca centrale più influente del mondo, l’oro ha continuato ad oscillare tra i 1.980 e i 1.910 dollari nel giro di un’ora, così come altrettanto hanno fatto il dollaro e i titoli di stato americani.

Nonostante l’incertezza degli scenari economici in vista delle elezioni presidenziali americane alle porte, il terreno potrebbe essere favorevole per l’ascesa dell’oro.

Ma non ci sono certezze se le quotazioni del metallo prezioso riprenderanno presto a salire in modo stabile o meno. Al contrario, diversi analisti prevedono per l’oro montagne russe ancora per un po’.

“Il mercato nel breve termine ha bisogno di consolidarsi e considerato come l’oro ha già corso quest’anno, una correzione potrebbe essere abbastanza profonda”, avverte Ole Hansen di Saxo Bank.

La volatilità dell’oro non è più ai livelli record di fine marzo, nel pieno del caos causato dalla pandemia. Ma dal 10 agosto è tornata a farsi sentire, subito dopo il record storico di 2.075 dollari l’oncia, molto probabilmente in dipendenza da un comportamento più prudente da parte degli investitori, che in alcuni casi si sono fatti da parte dopo aver realizzato profitti eccezionali.

Per la prima volta da marzo, ci sono stati flussi netti negativi dagli Etf (Exchange traded funds) sull’oro, un fattore determinante, considerato che questi strumenti finanziari da mesi registrano successi inediti, tanto da essere stati quasi l’unica forza trascinante nella corsa del metallo prezioso.

Nel primo semestre di quest’anno infatti questi fondi comuni hanno rappresentato ben il 40% della domanda globale di oro, contro il 6% dello stesso periodo del 2019, e a fine luglio avevano in mano 3.785 tonnellate di metallo, più delle riserve auree di qualsiasi banca centrale ad eccezione della Federal Reserve.

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