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Tesla: un malware pagato in Bitcoin

Ago 28, 2020 | Automotive, Blockchain | 0 commenti

Un report dell’FBI riporta che un ragazzo russo di 27 anni è stato arrestato per aver offerto Bitcoin (BTC) per installare un malware all’interno dell’impianto Gigafactory di Tesla.

La Gigafactory è stata costituita diversi anni fa, nel 2014, con l’obiettivo di costruire una delle componenti essenziali per le vetture Tesla, ossia le famose batterie agli ioni di litio, così da non dover fare affidamento a terzi e mantenere la produzione interna, nello Stato del Nevada.

La vicenda è iniziata nel mese di luglio quando il giovane criminale si è messo in contatto, tramite WhatsApp, con un lavoratore interno alla struttura per avere un incontro diretto a cui si sono aggiunti anche altri impiegati di Tesla.

Il malware pagato in Bitcoin per mandare Tesla in tilt

L’incontro è avvenuto agli inizi di agosto ed il criminale ha rivelato il piano che avrebbe dovuto mettere in piedi, ossia installare un malware nella struttura e nelle automobili così da mandare in tilt l’intera rete tramite un attacco DDoS e rubare ovviamente tutti i dati della struttura e i software sensibili.

Il piano prevedeva anche un premio da 1 milione di dollari o in fiat o in Bitcoin (BTC), quindi circa un centinaio di BTC, che sarebbero stati consegnati, parte in anticipo e parte ad attacco avvenuto.

Purtroppo per il criminale la vicenda si è conclusa prima di iniziare perché gli impiegati hanno allertato l’FBI ed in un successivo incontro, avvenuto il 19 agosto, il ragazzo ha anche pagato parte della ricompensa, circa 11mila dollari. Così è proceduto all’arresto del giovane, il 22 agosto scorso.

Parliamo di un attacco davvero importante che avrebbe messo fuori uso sia la struttura principale che le vetture, dato che queste sono connesse ad internet per fornire dati ed altre informazioni essenziali per la vettura.

Il malware avrebbe costretto i proprietari a non poter usare la vettura al 100% delle potenzialità, oppure l’avrebbe resa addirittura inutilizzabile.

Questo dimostra come a volte gli attacchi che avvengono in strutture aziendali o anche governative possono partire proprio da elementi interni all’azienda che, sotto ricompensa, installano ed avviano malware per mettere in crisi la società. Ma per fortuna questo non è accaduto.

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