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Tether: richiesta di riscatto da 500 bitcoin

Mar 2, 2021 | Blockchain, De-Fi | 0 commenti

Tether è stata ricattata con una richiesta di riscatto di 500 BTC da pagare in 24 ore.

Lo riferisce la stessa Tether su Twitter:

Secondo quanto dichiarato dalla società, avrebbero ricevuto una richiesta di riscatto con la pretesa di inviare 500 bitcoin ad un preciso indirizzo pubblico, con la minaccia di pubblicare documenti che danneggerebbero l’ecosistema bitcoin entro 24 ore.

In realtà, già da qualche giorno circolano documenti falsi riguardanti proprio la stessa Tether, in particolare dopo la conclusione della causa intentata dal procuratore generale di New York contro il gruppo iFinex, di cui fanno parte anche Tether e Bitfinex.

Di fatto, sebbene con un costo non indifferente da pagare per Tether, la causa si è conclusa con una sostanziale vittoria della società, che ne esce pulita sia dalle accuse di aver manipolato i mercati, sia da quelle di non avere sufficienti riserve per coprire tutti gli USDT emessi.

È molto probabile che questa conclusione abbia deluso i detrattori di Tether, alcuni dei quali hanno iniziato a diffondere documenti falsi per cercare, invano, di ribaltare la situazione.

Tether non pagherà il riscatto

Tether ha fatto sapere pubblicamente che non intende pagare il riscatto, anche perché in effetti è possibile che anche la nuova documentazione che minacciano di pubblicare sia contraffatta.

Su Twitter la società commenta così l’accaduto:

“In ogni caso, coloro che cercano di danneggiare Tether stanno diventando sempre più disperati”. 

Inoltre, Tether aggiunge che, sebbene ritengano questo solamente un triste tentativo di dare uno scossone, hanno provveduto a segnalare sia la documentazione contraffatta che la richiesta di riscatto alle forze dell’ordine, aggiungendo:

“Come sempre, sosterremo pienamente le forze dell’ordine nell’indagine su questo schema di estorsione”.

In un recente articolo pubblicato sul loro sito ufficiale, riguardante proprio la soluzione del procedimento giudiziario a loro carico, affermano di non aver ammesso alcun illecito e di essere stati costretti a produrre addirittura oltre 2 milioni e mezzo di pagine di documentazione per rispondere alle domande del procuratore.

In altre parole, dopo due anni e mezzo non sarebbe stato rilevato alcun illecito che dimostrerebbe che Tether abbia mai emesso USDT senza collaterale, o per manipolare i prezzi delle criptovalute.

Pertanto il procedimento giudiziario risulta ormai archiviato, con una sostanziale vittoria di Tether, ma gli hater e gli estorsori hanno deciso di continuare la loro battaglia.

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