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The Great Unbanking: come la DeFi sta finendo il lavoro iniziato da Bitcoin

Ott 1, 2020 | Blockchain, De-Fi | 0 commenti

Anche se quasi tutti preferiranno dimenticare gli orrori del 2020, la DeFi potrebbe rivelarsi la garanzia di un futuro migliore e più libero

In senso lato, il 2020 è stato l’anno della pandemia di COVID-19. Mentre si avvicina a 1 milione di morti e oltre 30 milioni di infezioni, appare sempre più evidente che i governi si sono rivelati non all’altezza. Le nostre istituzioni sono crollate, i leader hanno reagito troppo lentamente, e tutti i sistemi di protezione sia in vigore che di nuova creazione (servizi sanitari, assistenza agli anziani, test, catene di fornitura per equipaggiamento protettivo, tracciamento dei contatti, ecc.) sono collassati. Ma il 2020 è stato anche l’anno della finanza decentralizzata, ora conosciuta come DeFi.

La DeFi è crypto

Per capire perché la DeFi ha catturato l’immaginazione dell’intero panorama crypto è necessario comprendere che non si tratta tanto degli incredibili rendimenti offerti agli yield farmer, quanto più delle possibilità future a cui spiana la strada.

Le criptovalute, e la tecnologia dietro di esse, hanno sempre riguardato le possibilità future.

Nel 2009, quando Bitcoin (BTC) è nato nel silenzio generale, chi ne aveva familiarità riconobbe rapidamente il suo potenziale come il futuro del denaro. 11 anni più tardi, con il suo sistema globale decentralizzato di nodi e miner che mantengono il network operativo e sicuro, Bitcoin ha tenuto fede alla sua promessa e molto di più.

Non solo è un modo permissionless, affidabile e veloce con cui le persone possono inviare denaro tra di loro, ma è anche diventato un autentico veicolo d’investimento enterprise-grade, il cui valore percepito sembra essere in crescita. Grandi possessori e attori istituzionali continuano ad accumularne in previsione di una crescita di capitale.

Tralasciando “Bitcoin come veicolo d’investimento,” rimane essenzialmente denaro, una nuova moneta per un nuovo mondo iperconnesso.

Bitcoin e/o DeFi

“Bitcoin come denaro” funziona nella misura in cui dipende ancora da un ecosistema finanziario circostante che lo tiene in vita. Ma questo ecosistema è piuttosto limitato; è costituito da coloro che proteggono il network in cui vengono trasmesse le transazioni (miner e operatori di nodi), wallet e exchange su cui può essere scambiato per altri asset digitali e, sempre più, fiat.

Ma un’architettura di servizi finanziari come la conosciamo presenta molto di più in termini di funzionalità: concessione e assunzione di prestiti, maturazione e pagamento di interessi, investimenti, ecc. Bitcoin non è stato concepito per soddisfare tutti questi meccanismi, ma la DeFi sì.

L’emergente ecosistema della finanza decentralizzata basata su Ethereum sta compiendo il passo logico successivo per le crypto nell’evoluzione della loro graduale assunzione di ruoli svolti dalla finanza tradizionale

Sotto molti aspetti, la DeFi è Bitcoin 2.0. E per questo motivo, nonostante sia basata sulla componibilità e le funzionalità smart contract di Ethereum, la DeFi porta avanti la narrativa di Bitcoin nel futuro in cui quest’ultimo ci ha permesso di credere. Con ogni nuovo protocollo DeFi, quel futuro diventa più vicino: un mondo senza banche come le conosciamo oggi.

La DeFi dimostra la complementarietà tra Ethereum e Bitcoin. Ricreando il sistema finanziario non dall’interno ma dall’esterno, Ethereum sta ospitando un movimento che completa il cerchio iniziato da Bitcoin.

I vampiri non sono neanche così male

Il nostro sistema bancario potrebbe essere peggiore della nostra reazione al COVID-19, ma la DeFi può davvero sostituirlo? I critici più accaniti di questo sottosettore punterebbero il dito alla comparsa di protocolli meme a tema culinario come SushiSwap, Cream, Yam e tanti altri, per suggerire che il movimento assomiglia più a un circo che a una minaccia reale all’enorme settore dei servizi finanziari.

Questi protocolli sono considerati vampire fork, ovvero fork progettati per succhiare liquidità dai protocolli esistenti da cui derivano. Se i vampire fork sono distruttivi, e non vi è alcuna certezza che lo siano, un articolo storico di Rolling Stone aiuta a vederli nella giusta prospettiva. Sottolineando il ruolo centrale svolto da Goldman Sachs in praticamente ogni collasso finanziario dell’ultimo secolo, Matt Taibbi ha chiamato il colosso:

“Il grande calamaro vampiro avviluppato alla faccia dell’umanità che succhia il sangue da qualsiasi cosa che odori di denaro.”

I vampiri della DeFi potrebbero essere utili nello sviluppo dell’ecosistema attraverso i loro stress-test. I vampiri della finanza tradizionale hanno un’unica funzione: prendere soldi dalle tasche degli altri a esclusivo vantaggio di sé stessi.

Dalla Grande Depressione alla crisi immobiliare, passando per la bolla del dot-com, il “grande calamaro vampiro” aveva in mente la distruzione finanziaria egoistica e i suoi tentacoli saldi su ogni leva che ha prodotto questi episodi catastrofici nella nostra storia economica recente.

Il settore nel suo complesso ha smesso da tempo di servire gran parte delle nostre necessità. I conti correnti non pagano più interessi, accedere al denaro costa denaro, e le grandi aziende trovano facilmente finanziamenti, mentre le piccole e medie imprese sono lasciate ad annaspare. Prova a ottenere un mutuo come libero professionista senza benefici o sicurezza occupazionale.

Bitcoin ha democratizzato il denaro liberandoci dalla sua forma obsoleta. Ora, la DeFi ha catturato l’immaginazione del mondo crypto come la sua naturale estensione, non solo la democratizzazione del denaro ma anche la democratizzazione della finanza, promettendo una svolta epocale nelle future attività bancarie della gente.

Questa svolta epocale conferirà benefici alla società che un decennio fa avremmo potuto solo sognare.

Enter the Great Unbanking.

I punti di vista, i pensieri e le opinioni qui espressi sono esclusivamente dell’autore e non riflettono o rappresentano necessariamente i punti di vista e le opinioni di Cointelegraph.

Paul de Havilland è un appassionato di tecnologia rivoluzionaria e un investitore attivo in startup. Ha una grande esperienza in classi di asset sia tradizionali che emergenti e scrive articoli su temi politici e sul settore dello sviluppo. Le sue passioni includono il violino e l’opera.
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