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Tre ragioni per cui la dominance di Bitcoin è un indicatore imperfetto

Set 27, 2020 | Blockchain, Fintech, Trading | 0 commenti

Il tasso di dominance di Bitcoin è un parametro citato in molte previsioni sui futuri movimenti di BTC e altcoin, ma è un indicatore affidabile?

La dominance di Bitcoin (BTC) è sempre stata una delle prime informazioni riportate su siti web per il ranking di criptovalute come Coin360 e CoinMarketCap. Per quanto possa sembrare un parametro consolidato e lineare, l’indicatore della quota di mercato ha sempre meno senso col passare del tempo.

Un fattore da prendere in considerazione è l’impressionante crescita raggiunta dal settore delle stablecoin. Nel corso dell’ultimo anno, Tether (USDT) e USD Coin (USDC) hanno visto esplodere la propria capitalizzazione di mercato. Andrebbero aggregati anche loro nella stessa graduatoria della ‘dominance’?

Qualunque sia la risposta, gli investitori in crypto devono rendersi conto che studiare semplicemente la dominance di BTC per decidere se cambiare o meno allocazioni ad altcoin nel loro portafoglio è diventato meno efficace.

Il problema del flottante

La semplicità è probabilmente la ragione principale che spiega la popolarità della capitalizzazione di mercato come parametro. Anche gli investitori principianti possono comprendere che moltiplicare l’ultimo prezzo di mercato per il numero di monete in circolazione consente di arrivare alla capitalizzazione di mercato totale. Lo stesso ragionamento vale per le azioni, i fondi comuni, gli ETF e gran parte degli asset negoziabili.

Il problema emerge quando la quantità negoziata regolarmente è piuttosto esigua rispetto al capitale circolante. Alcuni degli indici azionari più rilevanti a livello globale si basano sul concetto di flottante.

Questo adeguamento ha l’obiettivo di evitare la distorsione causata da una capitalizzazione esagerata, e consiste nell’escludere le azioni che non possono essere spostate liberamente. L’immobilità di quote o monete è solitamente il risultato di periodi di lock-up o di accordi degli azionisti.

Nei mercati tradizionali, il flottante viene usato da S&P 500, Nasdaq-100, CAC 40, DAX, HSI e FTSE-100. Di conseguenza, la capitalizzazione di mercato di ogni compagnia viene regolata in base alla percentuale di azioni liberamente disponibili per il trading.

La trasparenza del settore crypto è ancora carente

Mentre le informazioni relative alla disponibilità di un titolo pubblico possono essere facilmente reperibili grazie alla documentazione della Securities Exchange Commission (SEC) statunitense, nel settore delle criptovalute non esiste una regola analoga. È possibile verificare facilmente quanti Bitcoin sono stati inviati al blocco genesi. Queste monete non possono essere spese, ma lo stesso non vale per tutte le criptovalute.

Come segnalato da Cointelegraph, anche i bilanci di Bitcoin compresi nei fondi di investimento di Grayscale sono bloccati. Attualmente GBTC e fondi simili non hanno programmi di riscatto fissi, quindi l’investitore non ha modo di prendere possesso dell’asset sottostante, ovvero BTC.

Ad eccezione di questi casi più semplici, possiamo solo dedurre il numero di BTC persi negli anni. Alcuni studi hanno indicato che fino a quattro milioni di Bitcoin sono persi per sempre, incluso un milione attribuito al mining di Satoshi.

Il problema del flottante è ancora più grande nel caso delle criptovalute nate attraverso fork. Per esempio, un terzo dell’offerta di Bitcoin Cash (BCH) non è mai stato toccato.

I programmi di emissione aggressivi e il doppio conteggio sono problematici

Per quanto riguarda Bitcoin e i suoi fork, non ci sono stati molti cambiamenti nelle monete intoccate o perse. Quindi, si potrebbe dire che non dovrebbero influenzare i più recenti dati sulla dominance di BTC. Nonostante ciò, questa stima non prende in considerazione l’inflazione equivalente delle restanti criptovalute.

Secondo i dati di Messari, solo nel 2020 ci sarà il 20% in più di Ripple (XRP) in circolazione. Questo aumento è seguito dal 40% di Compound (COMP), il 17,4% di Stellar (XLM), il 15,6% di ZCash (ZEC), il 13,8% di Polkadot (DOT) e il 10% di Cosmos (ATOM).

È importante sottolineare che l’incremento dell’offerta di una criptovaluta non porta necessariamente a un incremento della sua capitalizzazione di mercato. Questo effetto dipende dalla variazione del prezzo unitario per ogni criptovaluta. Comunque, questa spinta inflazionistica incombe maggiormente sulle altcoin ed esercita una pressione negativa sul tasso di dominance di Bitcoin.

Per ogni DAI emesso, c’è un paniere di altre criptovalute che lo garantisce. Lo stesso vale per il token ERC-20 Wrapped BTC (WBTC), garantito da Bitcoin su una base 1:1. Questi sono alcuni degli esempi di doppio conteggio che possono gonfiare la capitalizzazione di mercato delle criptovalute.

Prestazioni passate non garantiscono risultati futuri

Riflettendo sulla bull run del 2017, l’enorme aumento del 1.318% segnato da Bitcoin sembra impensabile, ma a dire il vero non si piazza neanche tra le prime dieci posizioni nella classifica delle prestazioni di quell’anno, guidata da XRP (36,018%), NEM (XEM) (29,842%), Ardor (ARDR) (16,809%) e XLM (14,441%).

Questo movimento iniziale del 1.318% potrebbe aver creato il mito secondo cui la dominance di BTC deve scendere durante i rialzi nel mercato delle criptovalute, e il termine “altcoin season”, o alt-season, è stato coniato per riflettere l’aumento percepito che si verifica quando il tasso di dominance di Bitcoin diminuisce.

Prezzo di Bitcoin in USD (blu) e dominance (rosso)

Prezzo di Bitcoin in USD (blu) e dominance (rosso). Fonte: TradingView

Osserva come la dominance di BTC è crollata dal 95% al 37% di inizio 2018. In questo arco di tempo, nascevano nuove ICO ogni mese, e alcune hanno raggiunto valutazioni di 5 miliardi di dollari.

Quindi, questi nuovi arrivati hanno gonfiato notevolmente la capitalizzazione del mercato delle altcoin, a prescindere dal movimento rialzista di Bitcoin.

Avanzando velocemente di due anni per arrivare alla ripresa a metà 2019 e al suo successivo periodo di accumulo, si nota un trend esattamente opposto.

La dominance di BTC è aumentata mentre saliva il prezzo di Bitcoin, e si è mossa lateralmente o corretta quando la prima criptovaluta non è riuscita a superare il livello dei 12.000$.

BTC/USD (blu) e dominance di BTC (rosso)

BTC/USD (blu) e dominance di BTC (rosso). Fonte: TradingView

La dominance di BTC cambia in base alle quotazioni attuali

Nel corso del 2020, la dominance di BTC è scivolata dal 70% al 60%, mentre Bitcoin è passato da 7.100$ al livello attuale di 10.450$. Come già menzionato, i fattori che influenzano l’indicatore sono innumerevoli.

Alcuni investitori e analisti identificano l’intero movimento emergente della finanza decentralizzata (DeFi) come uno dei fattori principali alla base dell’attuale spostamento nella dominance di Bitcoin. Anche l’emissione di stablecoin è cresciuta vertiginosamente, raggiungendo nel 2020 i 17 miliardi di dollari.

A prescindere dalla logica dietro il recente calo della dominance di BTC, non è corretto dedurre una relazione diretta tra l’indicatore e trend di mercato rialzisti o ribassisti. Invece, andrebbe evidenziato il fatto che l’attuale tasso di dominance del 60% non può essere messo a confronto con gli anni precedenti.

I punti di vista e le opinioni qui espressi sono esclusivamente dell’autore e non riflettono necessariamente i punti di vista di Cointelegraph. Ogni investimento e operazione di trading comporta dei rischi. Dovresti condurre una ricerca propria quando prendi una decisione.

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