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Yuan digitale, la Cina accelera con la mega sperimentazione a Pechino

Feb 21, 2021 | Fintech, Mondo | 0 commenti

Passo dopo passo, la Cina accelera sullo yuan digitale: il terzo grande test per la valuta elettronica allo studio della People’s Bank of China si è tenuto a Pechino, nei giorni dei festeggiamenti per il capodanno lunare. In quell’occasione la municipalità della capitale ha erogato l’equivalente di 1,5 milioni di dollari a un pool di 50mila volontari: ognuno ha ricevuto la cifra di 200 yuan – circa 30 dollari – in valuta digitale, da spendere tra il 10 e il 17 febbraio in alcuni negozi fisici selezionati o sul sito di e-commerce JD.com.

Un automobilista cinese paga il pedaggio con Alipay – STR/AFP via Getty Images

Con l’inziativa di Pechino, arrivata dopo i due esperimenti analoghi condotti nei mesi scorsi nelle città di Shenzhen e Suzhou, la Cina mostra di essere molto avanti nel progetto della valuta elettronica di Stato: il Dragone dovrebbe infatti essere tra le prime nazioni a lanciare ufficialmente una moneta digitale. In pole position anche la Svezia, che a fine anno ha annunciato l’intenzione di adottare in tempi brevi una corona virtuale, l’ekrona; mentre è più indietro la Bce, che a ottobre ha lanciato una consultazione sull’ipotesi di emettere l’euro digitale, i cui risultati dovrebbero essere resi noti entro l’estate. Il progetto europeo non dovrebbe comunque vedere la luce prima di quattro o cinque anni, ha fatto sapere pochi giorni fa Fabio Panetta, membro dell’esecutivo dell’Eurotower, in un’intervista allo Spiegel.

Per “crescere bene” la moneta digitale ha bisogno di un ecosistema favorevole, che si crea ad esempio i cittadini sono già abituati a utilizzare servizi di pagamento immateriali. È il caso della Svezia, dove le transazioni effettuate con denaro contante rappresentano ormai meno del 10% del totale, e appunto della Cina, dove da diversi anni i sistemi di pagamento via cellulare, con app come Alipay – sviluppata dal gigante dell’e-commerce Alibaba – e WeChat Pay, di Tencent, hanno soppiantato il contante come forma di pagamento preferita.

Per questo motivo, sono proprio le diffusissime app di pagamento i “diretti concorrenti” dello yuan digitale, che come le altre monete virtuali emesse dalle banche centrali si differenzia dalle criptovalute più note – Bitcoin e le altre – per alcune caratteristiche peculiari: in particolare, il fatto di essere controllate da una singola entità, piuttosto che da un sistema decentralizzato gestito dagli utenti. Soppiantare WeChatPay e Alipay nelle preferenze dei cinesi sarà quindi la prima sfida che il nuovo yuan digitale dovrà vincere, come ha spiegato alla Cnbc lo studioso del Peterson Institute for International Economics Martin Chorzempa. “In molti parlano dello yuan digitale come driver per l’internazionalizzazione della valuta cinese, ma credo che dovrà prima battere Alipay e WeChat Pay in Cina”. Una lotta che, secondo l’esperto, vedrà contrapporsi “la banca centrale cinese e le big tech, e sarà molto interessante da seguire”.

Pagamento con WeChat Pay in un mercato cinese – GREG BAKER/AFP via Getty Images

Il progetto dello yuan digitale “è qualcosa che non ha precedenti tra le grandi economie, e la Cina è di gran lunga più avanti di chiunque altro nel percorso”, ha sottolineato Chorzempa, secondo cui la valuta digitale di Stato ha ben poco in comune con le criptovalute. “I livelli di sicurezza del renminbi digitale sono molto alti e il rischio molto basso: viene infatti progettato per avere lo stesso valore della moneta fisica, quindi non ci si dovrà preoccupare delle fluttuazioni di prezzo”.

Iniziative come quella cinese e quella svedese sono destinate a moltiplicarsi in tutto il mondo, ha aggiunto l’esperto: a motivare le banche centrali è la preoccupazione per il ruolo che le grandi aziende private del tech potrebbero ritagliarsi. Il caso più famoso è quello del progetto Libra, la criptovaluta di Facebook – ora ribattezzata Diem – che potrebbe ambire a rivoluzionare il sistema dei pagamenti proprio come hanno fatto Alipay e WeChat Pay in Cina: uno scenario di fronte al quale le banche centrali non intendono restare a guardare.

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